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Annuncio della delibera delle linee guida per il bando di riqualificazione del lungomare sud di Bari.

Carmela Formicola, capocronista della Gazzetta del Mezzogiorno intervista Carla Tedesco, assessora all’Urbanistica Comune di Bari e Alfonso Pisicchio, assessore all’Urbanistica regione Puglia.

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Intervento di Mirella Giannini. Il governo delle contraddizioni a Bari vecchia.

 

Vent’anni fa si diceva che, con il Piano Urban, Barivecchia si sarebbe trasformata da quartiere marginale in “vetrina per il turismo”. Ed è vero che oggi non è più un quartiere off limits ma bello e bianco, con tesori archeologici scoperti e valorizzati ogni giorno che passa. Tuttavia sono sorti da subito problemi conseguenti a questo “sviluppo”, dal dilatarsi della ristorazione rumorosa a quelli logistici, accompagnati da disservizi che noi come Murattiano ci siamo dati il compito di segnalare pubblicamente e, anzi, di promuoverne la denuncia. Questi problemi, nel tempo, hanno reso evidenti delle contraddizioni sociali che è difficile governare. 

Ora, una linea di governo di queste contraddizioni è possibile, basta accettare l’idea che “sviluppo” non riguarda solo l’economia, ma la “qualità della vita”, che non risponde a paradigmi assoluti, calati dall’alto, ma che si basa su “percezioni” della popolazione, che entrano nel processo di costruzione dell’identità sociale. Nel caso di Barivecchia vecchie identità sociali si sono scontrate con le trasformazioni economiche innestate dagli interventi dell’Amministrazione municipale. Basti pensare a come la comunità autoctona abbia visto mutato il rapporto con il mare (dalle “vacanze estive” con le sedie fuori delle case sulla Muraglia alle “fornacelle” sul lungomare che hanno creato problemi di legalità) o con la pulizia dei vicoli (dalle donne che gestivano autonomamente la pulizia delle case e delle “chianche” all’adeguamento all’organizzazione di pulizia gestita dall’Amministrazione), a come cioè gli interventi modernizzanti abbiano prodotto contraddizioni sociali. 

Un buon governo dovrebbe saperle gestire scegliendo una linea precisa, quella di interventi che rendano compatibili le esigenze di una comunità barivecchiana che ancora esiste e che va sostenuta, con la valorizzazione urbanistica e archeologica per proiettare il quartiere nel futuro. Per far questo, l’Amministrazione dovrebbe farsi carico di organizzare momenti partecipativi per costituire e fruire di un capitale sociale caratterizzato dall’orgoglio di vivere Barivecchia.

Governati e governanti.

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E’ da tempo che , da più parti, si richiede al sindaco Decaro quale sia la sua idea di città, a quale ‘visione’ stia lavorando. L’interessato ribatte che molto sta cambiando con decine di cantieri aperti che in breve tempo muteranno l’immagine complessiva della città, periferie comprese. Ma è un dialogo tra sordi in un ping pong infinito che rischia di avvitarsi su sé stesso e soprattutto di non essere compreso dai ‘fruitori finali’, i cittadini di Bari.

A me pare invece che qualcosa di più profondo stia cambiando sotto la pelle della città, un cambio di mentalità che somiglia molto alla lenta ma irreversibile adesione ai park and ride, cioè all’idea che sembrava irrealizzabile di abbandonare l’auto ai margini del centro ed utilizzare i bus navetta per brevi spostamenti. E’ l’idea e la suggestione che Bari può vincere la sfida della bellezza, insomma l’impressione che stia crescendo una adesione consapevole allo sforzo di riqualificare gli spazi urbani. Lo testimoniano la nascita di tanti comitati di zona, le domande poste sui social, l’adesione entusiastica di migliaia di bambini soprattutto nelle zone periferiche della città alla raccolta differenziata o la presenza assidua di tanti anziani sui cantieri cittadini.

E’ in atto un processo di partecipazione dal basso che premia il rapporto spesso difficile tra governati e governanti.
E’ così che la nuova scalinata della chiesa di San Ferdinando nel cuore di via Sparano viene apprezzata anche dagli abitanti di san Pio e del Libertà, ma per rivendicare analoghe attenzioni al proprio quartiere. Perché vivere piazzetta Eleonora a san Pio o passeggiare su piazza Redentore al Libertà dovrebbe essere meno gratificante di una ‘vasca’ in via Argiro? E se vale per il centro cittadino avere più spazi pedonali, perché non dovrebbe valere anche per Carrassi?

Certo i problemi relativi alla sicurezza, alla pulizia e al decoro della città sono ancora lì, ma si è innescato un processo che può regalarci esiti insperati. Ad una condizione, che lo sforzo sia collettivo e soprattutto da parte di chi ha più da offrire: l’Università, le grandi firme del commercio, il mondo delle professioni. E’ da questi mondi che ci si attende meno giudizi e più contributi, meno sentenze e più partecipazione. Se a san Marcello sta nascendo un nuovo quartiere lo si deve alle battaglie degli abitanti delle vecchie case popolari, se a sant’Anna arriverà qualche luce in più è perché da anni i residenti chiedono con forza più attenzione per il loro quartiere….e allora è forse il caso di mettere da parte i ricordi sulle imprese della borghesia cittadina del ventesimo e del diciannovesimo secolo e chiedersi cosa è possibile aspettarsi da quella stessa borghesia anche nel secolo presente.

Franco Neglia
Presidente Associazione Murattiano

“Silent Landscapes” di Adriano Nicoletti e Mario Brambilla. Lunedì 3 aprile 2017.

 
Mostra fotografica di Adriano Nicoletti e Mario Brambilla
“SILENT LANDSCAPES – VISIONI A CONFRONTO”

Palazzo Roberto Narducci, Ex Poste Centrali P.zza Cesare Battisti 1, Bari
a cura di Pio Meledandri

Intervengono:
Nicola Martinelli Docente di Urbanistica Politecnico di Bari
Adriano Nicoletti Fotografo
Mario Brambilla Fotografo
Pio Meledandri Presidente Associazione Sviluppo Sostenibile
Franco Neglia Presidente Associazione Murattiano
Valentina Morello Associazione Obiettivi

Nell’occasione sarà presentato il libro fotografico Finibus Terrae di Adriano Nicoletti


C’è qualcosa che accomuna le immagini di Mario Brambilla relative al promontorio del Gargano, porta di ingresso della Puglia, con quelle di Adriano Nicoletti scattate là dove finisce la Terra, punta estrema di questo territorio tanto amato dagli uomini del cinema per le sue luci forti, i bianchi abbacinanti e i colori densi: è il silenzio.
SILENT LANDSCAPES non come negazione del rumore, ma armoniosa manifestazione di suoni vibranti dalle sfumate emozioni.
I luoghi dell’estate sono visitati d’inverno da Adriano Nicoletti, che sperimenta quanto ha detto Luigi Ghirri: “Il paesaggio è il luogo dell’attenzione […], della circolarità della visione che non finisce mai” (1).
Nicoletti, attento all’antropologia del territorio, ci rivela un “luogo” dis-ordinato costituito da tanti tasselli disseminati di un puzzle incompiuto, che non si comporrà mai. “L’uomo contemporaneo e il paesaggio contemporaneo, sono l’uno lo specchio dell’altro, ma non sanno come convivere” (2).
Si tratta del paesaggio che non c’è, o quantomeno non di quello che appartiene al mito letterario: un paesaggio composto da molteplici scenari di cui A. Nicoletti coglie bene le mutate referenzialità, frutto di un inquinamento culturale prima ancora che ambientale, dove il Punteruolo rosso assassino ha abbandonato il suo cadavere (la palma) insieme a costruzioni più o meno abusive assolte dall’indulgenza del turismo cosiddetto vocativo.
Mario Brambilla, poeta novembrino, esplora lo spazio, tralasciandone la misurazione; lo contempla nel suo insieme percependone tutta la maestosa teatralità nell’incedere petrarchesco tra i sentieri ombrosi della foresta garganica.
Sempre alla ricerca di cromatismi quale struttura dell’impianto visuale, partecipa emotivamente alla rappresentazione estetica del paesaggio soprattutto là dove solo l’autunno può restituire quella molteplice gamma di sfumature monocromatiche, dal verde marcio dei riflessi lacustri agli azzurri intensi delle distese marine.
Brambilla, consapevole dei linguaggi della classicità e della tradizione artistica italiana, spinge il suo sguardo verso nuovi codici. La sua ricerca fotografica lo muove, nel suo rapporto con la natura, a ritrovare non tanto la mimesi della sua osservazione, quanto la sintesi di un’empatica armonia costituita dai profumi, dalle cromie, dai fruscii, dai suoni animali della foresta, dal canto della Sirena che leggenda vuole abiti nelle acque davanti al mastodontico monolite calcareo alto venticinque metri conosciuto con il nome di “Pizzomunno”. E dal trabucco proprio nell’ora del tramonto, quando dal mare lento sopraggiunge il riverbero del pianto delle Diomedee. Tante le leggende del Gargano, e Mario le ripercorre, pronto all’ascolto, lo sguardo vigile e l’emozione dei sensi.
Bari, Marzo 2017
commento di Pio Meledandri  

“Un treno per Matera” di Michele Mastrodonato

A cento anni dall’apertura del primo tronco della rete ferroviaria Calabro Lucana, il volume recupera la memoria delle vicende legate alla costruzione della rete sino a Matera, la storia dei luoghi attraversati, le innovazioni tecniche introdotte. E non  ultimo, il rapporto con la città di Bari, grazie all’importante opera ingegneristica del viadotto di Corso Italia.

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“Quello che le parole non riescono a dire della città”- incontro con il fotografo Pio Tarantini

Pio Tarantini LIL CORSO DI SOCIOLOGIA URBANA DEL POLITECNICO DI BARI

in collaborazione con il MUSEO DELLA FOTOGRAFIA POLITECNICO BARI e l’ASSOCIAZIONE “MURATTIANO” BARI e l’ASSOCIAZIONE “INPHOTO” BRINDISI

Incontro con PIO TARANTINI

“QUELLO CHE LE PAROLE NON RIESCONO A DIRE DELLA CITTA’”

PERIFERIE E PERIURBANO ATTRAVERSO LE RICERCHE VISUALI.

Martedì 12 Aprile 2016 ore 16.00 SALA DEL MUSEO DELLA FOTOGRAFIA

Via Orabona n. 4 Bari Campus Universitario E. Quagliariello INGRESSO LIBERO

Intervengono:

Giorgio Rocco – Direttore Dipartimento dell’Ingegneria Civile e dell’Architettura Politecnico di Bari

Sergio Bisciglia – Docente di Sociologia Urbana Politecnico di Bari

Carla Tedesco – Assessore all’Urbanistica Comune di Bari

Pio Meledandri – Art Curator

Pio Tarantini, fotografo e docente di linguaggio fotografico, sarà ospite del Politecnico per presentare Milanopoli, un corposo lavoro che comprende centinaia di fotografie sull’area metropolitana milanese, riprese dagli anni ottanta ai nostri giorni.

Nel corso della conferenza Pio Tarantini presenterà in videoproiezione un’accurata selezione del suo lavoro.

Partendo da una analisi sociologica sulla trasformazione della vecchia città-fabbrica in città post-moderna di servizi Pio Tarantini ha realizzato nel corso di molti anni un consistente corpus di immagini che costituiscono un’approfondita testimonianza fotografica, nel solco del suo stile che travalica la mera documentazione a favore di una lettura più densa, partecipata e critica del territorio urbano.

Il suo sguardo coglie paesaggi metropolitani a volte fortemente caratterizzati e riconoscibili, a volte più quotidiani e anonimi, tutti comunque accomunati dalla ricerca di una connotazione definita: dai più conosciuti paesaggi urbani segnati da precari dettagli significativi alla forte presenza della cartellonistica pubblicitaria a quella dei centri commerciali, alla testimonianza di importanti aree interessate alle trasformazioni in corso.

Biografia:

Nato nel 1950 nel Salento, Pio Tarantini ha compiuto studi classici a Lecce e poi Scienze Politiche all’Università Statale di Milano, dove vive dal 1973. Esponente della fotografia italiana contemporanea in quanto autore e studioso ha realizzato in più di quaranta anni un corpus molto ricco di lavori fotografici esposti in molte sedi italiane pubbliche e private. Ha realizzato una decina di volumi fotografici e dalla fine degli anni ottanta scrive di fotografia collaborando nel corso degli anni con molte riviste; insegna linguaggio fotografico e sulla materia tiene corsi e conferenze. In qualità di saggista ha pubblicato tra l’altro il recente Fotografia araba fenice. Note sparse tra fotografia, cultura e il mestiere di vivere (2014). Sue opere sono conservate presso collezioni private e istituzioni pubbliche tra cui il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo.

www.pio.tarantini.com

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