Archivi categoria: MURATTIANO

A cosa serve la fibra ottica?

cop fbDialogo con PINO BRUNO, direttore Tom’s Hardware Italia e GIUSEPPE GALASSO, assessore ai Lavori Pubblici Comune di Bari.

Annunci

Un giornale sottobraccio per una città moderna.

Alla mia ‘messa laica’ mattutina non riesco a rinunciare. L’officiante è Tonino, il mio giornalaio di fiducia che mi garantisce la mazzetta quotidiana di giornali e riviste, un pozzo ricco di approfondimenti, analisi, curiosità varie. Un mondo diverso non riesco proprio ad immaginarlo perché è vero che la città è fatta di palazzi, monumenti, piazze, ma è fatta soprattutto di persone, ognuna con le proprie idee, le proprie opinioni, E una città con meno edicole è una città povera, senza idee.

Che i giornali, per intenderci quelli stampati, servano per approfondire le notizie (quelle che ascoltiamo in tv o cogliamo distrattamente in rete) è cosa scontata, che se ne vendano sempre meno è cosa nota, che si debba ingaggiare una guerra per essere tutti meno ignoranti non è un’idea che appartiene ai più. Questo rigurgito di rabbia me lo ha suscitato la notizia riportata da Daniela D’Ambrosio sul Vostro giornale della chiusura dell’edicola della Stazione Fs di Bari. Per intenderci la stessa piazza sulla quale si affaccia la sede della Gazzetta, quasi un contrappasso dopo la demolizione della vecchia sede in una notte di agosto del lontano 1982.

Mi rivolgo al sindaco Decaro: attenzione! la chiusura di un’edicola non è meno importante di una strada dissestata da sistemare o di un percorso ciclabile da completare. Il sindaco dei sindaci intervenga sulla società che gestisce gli spazi della stazione perché favorisca un affitto agevolato a chi vorrà riaprire quel punto vendita.

Non si offendano i malati dei social, ma quando a Bari riavremo il Piccinni, il Margherita, il Kursaal, il nuovo Mercato del Pesce, Santa Scolastica, avremo cioè contenitori culturali degni di una città moderna, a nulla sarà valso tutto ciò se non avremo un giornale sottobraccio. Perché è su quei giornali e su quelle riviste che avremo approfondito la storia della città.

Bari è una delle città italiane nelle quali si consuma tanto gioco d’azzardo, ci sono più strozzini, corre più cocaina, un luogo dove la ‘zona grigia’ della società si allarga a vista d’occhio. Ed è anche la città dove onorabili bellimbusti possono trattare le donne come oggetti senza che alcuno muova il ciglio. Insomma un luogo dove la polvere sotto il tappeto è davvero tanta.

E allora consiglieri comunali, professionisti, candidati alle prossime elezioni fatevi qualche selfie con un giornale sottobraccio, innamorati inviate lettere d’amore dalle pagine dei giornali, miei amici di Facebook scrivete qualche filippica anche sui giornali, frequentatori della ruota panoramica agitate qualche foglio di giornale anche da lassù..
Credetemi, saremo tutti un pò più ricchi e si parlerà di noi baresi in tv e sui social!

Franco Neglia

ps: postate una vostra foto con un giornale sottobraccio.

per il programma 2018.

alle amiche e agli amici del Murattiano

Carissime/i,
con l’avvio del 2018 è tempo di predisporre il programma di incontri che caratterizzeranno l’attività della nostra Associazione nel corso del corrente anno.
Vi chiediamo pertanto di segnalarci i temi che ritenete di maggiore interesse sui quali interrogarci e , come è nostra abitudine, fornire un contributo a chi amministra la città.
In attesa delle Vostre segnalazioni, Vi porgiamo cordiali saluti

Associazione Murattiano
pagina Fb ‘Murattiano Bari’, http://www.murattiano.wordpress.com

la ruota panoramica.

La città tace. La città così ciarliera sulla scalinata della chiesa di San Ferdinando, sulla ruota panoramica, sul menù delle imminenti festività….sul caso del componente del Consiglio di Stato, il giudice barese Francesco Bellomo, tace. E pure un giudice aduso a momenti di mondanità pubblica e privata in una città ricolma di professionisti qualche frequentazione deve pur averla avuta. Ma la città tace e così come avvenuto per la vicenda di Giampaolo Tarantini, legge avidamente le cronache, a partire da quelle più pruriginose, ma non interviene, non ha nulla da dire, pare che nessuno conosca Bellomo. A parlare, così come nella vicenda Tarantini, sono le vittime, ancora una volta donne, ancora una volta uniche portavoci dello sdegno e, si può dire?, dell’imbarazzo  che questa vicenda genera. Riepilogo per i pochi che non hanno letto i giornali: il giudice Francesco Bellomo, consigliere di Stato (ma come ci sarà arrivato a tale carica?) organizza corsi di formazione e specializzazione preparatori all’esame da magistrato in cambio di qualche migliaio di euro. Accompagna la formazione con suggerimenti relativi al comportamento da tenere e all’immagine da mostrare a cominciare da minigonne e tacchi a spillo. La curiosità ci suggerisce di scoprire le indicazioni per i partecipanti maschi, ma questo dalle cronache non è dato sapere. Spulciando tra i titoli delle lezioni colpisce ad esempio un’istruzione sulla “negoziabilità delle relazioni intime”. Insomma par di capire (lo diciamo con il condizionale perché potrebbe anche trattarsi di voci malevoli o invidiose) che l’altro nostro concittadino Tarantini lo faceva in modo più artigianale, ma anche il Bellomo selezionava in base alle misure e soprattutto alla disponibilità delle vittime. Ma l’aria va cambiando e se ieri era la sola Patrizia d’Addario a denunciare, oggi è più di un’avvocatessa a farlo. 

Ma la città tace. A parlare è stato solo il rettore della Università di Bari che in qualità di componente del comitato scientifico della associazione presieduta dal Bellomo, ha immediatamente provveduto alle dimissioni. E allora val la pena rivolgere un appello a coloro che frequentano il Bellomo: diteci se ha avuto un’infanzia difficile, se ha subito traumi sentimentali, se è solo un giocherellone, così giusto per il gusto di conoscere meglio i nostri concittadini più autorevoli. 

Per il resto non resta che aggrapparci alle rassicurazioni del professor Roberto Voza, preside della facoltà di Giurisprudenza che ci assicura sulla buona formazione che l’Università di Bari già garantisce e agli auspici del presidente della giunta dell’Anm di Bari Lorenzo Gadaleta che conta sulla creazione di una struttura didattica pubblica. 

Intanto la ruota panoramica continua a girare e dall’alto il silenzio della città è ancora più assordante. 

 

Governati e governanti.

11722221_1084721164891316_3216067385752862458_o

E’ da tempo che , da più parti, si richiede al sindaco Decaro quale sia la sua idea di città, a quale ‘visione’ stia lavorando. L’interessato ribatte che molto sta cambiando con decine di cantieri aperti che in breve tempo muteranno l’immagine complessiva della città, periferie comprese. Ma è un dialogo tra sordi in un ping pong infinito che rischia di avvitarsi su sé stesso e soprattutto di non essere compreso dai ‘fruitori finali’, i cittadini di Bari.

A me pare invece che qualcosa di più profondo stia cambiando sotto la pelle della città, un cambio di mentalità che somiglia molto alla lenta ma irreversibile adesione ai park and ride, cioè all’idea che sembrava irrealizzabile di abbandonare l’auto ai margini del centro ed utilizzare i bus navetta per brevi spostamenti. E’ l’idea e la suggestione che Bari può vincere la sfida della bellezza, insomma l’impressione che stia crescendo una adesione consapevole allo sforzo di riqualificare gli spazi urbani. Lo testimoniano la nascita di tanti comitati di zona, le domande poste sui social, l’adesione entusiastica di migliaia di bambini soprattutto nelle zone periferiche della città alla raccolta differenziata o la presenza assidua di tanti anziani sui cantieri cittadini.

E’ in atto un processo di partecipazione dal basso che premia il rapporto spesso difficile tra governati e governanti.
E’ così che la nuova scalinata della chiesa di San Ferdinando nel cuore di via Sparano viene apprezzata anche dagli abitanti di san Pio e del Libertà, ma per rivendicare analoghe attenzioni al proprio quartiere. Perché vivere piazzetta Eleonora a san Pio o passeggiare su piazza Redentore al Libertà dovrebbe essere meno gratificante di una ‘vasca’ in via Argiro? E se vale per il centro cittadino avere più spazi pedonali, perché non dovrebbe valere anche per Carrassi?

Certo i problemi relativi alla sicurezza, alla pulizia e al decoro della città sono ancora lì, ma si è innescato un processo che può regalarci esiti insperati. Ad una condizione, che lo sforzo sia collettivo e soprattutto da parte di chi ha più da offrire: l’Università, le grandi firme del commercio, il mondo delle professioni. E’ da questi mondi che ci si attende meno giudizi e più contributi, meno sentenze e più partecipazione. Se a san Marcello sta nascendo un nuovo quartiere lo si deve alle battaglie degli abitanti delle vecchie case popolari, se a sant’Anna arriverà qualche luce in più è perché da anni i residenti chiedono con forza più attenzione per il loro quartiere….e allora è forse il caso di mettere da parte i ricordi sulle imprese della borghesia cittadina del ventesimo e del diciannovesimo secolo e chiedersi cosa è possibile aspettarsi da quella stessa borghesia anche nel secolo presente.

Franco Neglia
Presidente Associazione Murattiano

Orecchiette, Peroni e ‘Black Friday’.

Adesso che la città va cambiando sotto i nostri occhi (si contano a decine i cantieri aperti) è scattata la frenesia di adeguarsi ai cambiamenti in corso anche con goffi tentativi di imitazione di esperienze a noi estranee: l’ultimo è il cosiddetto ‘black friday’, quell’usanza che viene dagli Stati Uniti di prolungare l’orario dei negozi nella serata del venerdì per stimolare acquisti e vivacizzare la città. Forse perché sono meno affezionato ad Halloween e di più alla Befana, ma non apprezzo questi tentativi maldestri di scopiazzare i costumi altrui invece di valorizzare i nostri.
Oggi basta un click per acquistare l’ultimo capo fashion o un elettrodomestico e non sarà un ‘black friday’ a combattere ad armi pari con un comodo click da casa. Noi baresi abbiamo dalla nostra il piacere di uscire, di guardare negli occhi il mare, il gusto della battuta sferzante che un click non ci potrà mai regalare; ripartiamo dunque da come siamo sempre stati, ma con più coraggio.
Come? Facendo combaciare gli orari di apertura dei negozi con l’arrivo delle comitive turistiche che sbarcano dalle navi, formando alle lingue straniere gli addetti dei negozi, valorizzando nomi e marchi storici della città, favorendo l’apertura di piccole attività artigianali e del buon gusto. E chiedendo a tutta la città di fare ‘lobbying’, insomma di promuoverci al di là delle orecchiette e della Peroni.
L’amministrazione comunale fa bene a distribuire progetti ed interventi sull’intero territorio comunale ad iniziare dalle periferie, ma è certo che se si rimette in marcia la locomotiva del Murattiano ne beneficia l’intera città.
Quanto sta avvenendo nel centro cittadino l’abbiamo vissuto oltre venti anni fa nella città vecchia con il Piano Urban, un piano di riqualificazione sociale ed urbanistica all’epoca sostenuto da fondi europei; gli effetti sono oggetto di discussione , ma il risultato è stato quello di guadagnare spazi di vita e di socialità lì dove c’era solo il predominio del buio, della insicurezza. Oggi la città vecchia non è solo una splendida vetrina per i turisti e per la movida , è un patrimonio sociale e culturale da poter vivere tutti i giorni e a tutte le ore.
Quello che ci appare naturale, passeggiare per i vicoli di Bari vecchia, era impossibile fino a venti anni fa. Eccessi di movida? Forse , ma la natura di quella città si è conservata grazie a chi la vive e oggi grazie anche a chi la frequenta.
Stiamo ripercorrendo le stesse tracce con il borgo murattiano: per decenni la sua fiorente natura commerciale ha trainato la città, oggi con la crisi delle forme tradizionali del commercio è la città che viene in soccorso di un pezzo fondamentale della sua economia. E’ per questo che i lavori di riqualificazione di via Sparano , messe da parte finalmente le stantie polemiche sulle palme, vengono seguiti con crescente attenzione non solo dai cittadini, ma soprattutto dai negozianti. E non deve suonare strano che oggi siano gli stessi commercianti a richiedere la chiusura di tratti di strada: si è compreso che ampie zone di pedonalizzazione adeguatamente attrezzate fanno tutt’uno con la ripresa delle attività economiche. La nuova via Sparano, impreziosita da una piazza Umberto riqualificata e dall’agorà di piazza San Ferdinando, così come avvenuto per piazza Ferrarese o piazza Mercantile, rappresenterà un esempio di luogo per socializzare, per dare un’occhiata alle vetrine, per sentirsi meno soli e più sicuri.

Bari sta cambiando sotto i nostri occhi, sarà più bella ed accogliente, lo sarà ancora di più nei prossimi anni. Non perdiamo questa preziosa occasione.

Franco Neglia
Presidente Associazione Murattiano

Un cantiere-evento per via Sparano.

Oltre due anni fa  avevamo proposto alla amministrazione comunale che i lavori di riqualificazione di via Sparano avvenissero all’interno di un cantiere “partecipato”. Per intenderci un cantiere-evento come quello che sta accompagnando il restauro del teatro Lirico a Milano  e che (ironia della sorte!) è a cura della Fondazione Gianfranco Dioguardi ed è operata sul campo da due professionisti che vivono ed operano a Bari (Francesco Maggiore del Politecnico e Beppe Fragasso dell’impresa Garibaldi). Insomma ce l’avevamo in casa coloro che avrebbero potuto alleviare i disagi che un cantiere innegabilmente comporta.

Come? Con momenti di conoscenza , di divulgazione storica, tecnica ed artistica attraverso attività espositive, musicali e teatrali.

L’amministrazione non ha voluto ascoltarci e allora i baresi si sono organizzati in “man –watching”…così come fanno gli amanti della natura con il volo degli uccelli, i cittadini stanno studiando, analizzando ogni minimo movimento degli operai al lavoro in cantiere. Le panchine, la pavimentazione, l’inclinazione del piano stradale, i pali di illuminazione, nulla è sfuggito all’occhio amorevole dei baresi.

E adesso è il turno del sagrato della chiesa anche perché nessuno si era preoccupato di spiegarci cosa fosse avvenuto tra il progetto preliminare e quello esecutivo. Eppure non è che fosse così difficile da raccontare: il parroco aveva richiesto una rampa per i disabili, ai progettisti era stato richiesto di incassare quella rampa in una scalinata, soprintendenza e beni culturali avevano approvato quella variante.

Non è stato fatto e allora giù invettive e polemiche  che come sempre accade nel grande circo dei social coinvolgono in un unico polpettone soggetti incazzati per tutt’altre ragioni e che per un motivo o per altro ce l’hanno con il sindaco, con i progettisti, con l’azienda al lavoro, con il parroco.

Un vero peccato! Veramente un’occasione persa per una importante opera pubblica e per una città che a fatica ma con determinazione sta cambiando sotto i nostri occhi.

 

Franco Neglia

Presidente Associazione Murattiano

“se non ora, quando?” . Venerdì 7 aprile 2017. Saletta convegni Eataly.

DIALOGO CON

Antonio Decaro, Sindaco di Bari
Benny Campobasso, Presidente Confersercenti Bari
Eugenio Di Sciascio, Rettore Politecnico di Bari
Oscar Iarussi, Giornalista de La Gazzetta del Mezzogiorno

modera:
Franco Neglia, Presidente Associazione Murattiano

Hanno collaborato: Giuseppe Galasso, Sergio Bisciglia, Mario Brambilla, Viviana Neglia, Christiana Maiorano, Anastasia Peragine, Elda Grazioso.

17504384_1585765708120190_2003734229926251964_o

“Silent Landscapes” di Adriano Nicoletti e Mario Brambilla. Lunedì 3 aprile 2017.

 
Mostra fotografica di Adriano Nicoletti e Mario Brambilla
“SILENT LANDSCAPES – VISIONI A CONFRONTO”

Palazzo Roberto Narducci, Ex Poste Centrali P.zza Cesare Battisti 1, Bari
a cura di Pio Meledandri

Intervengono:
Nicola Martinelli Docente di Urbanistica Politecnico di Bari
Adriano Nicoletti Fotografo
Mario Brambilla Fotografo
Pio Meledandri Presidente Associazione Sviluppo Sostenibile
Franco Neglia Presidente Associazione Murattiano
Valentina Morello Associazione Obiettivi

Nell’occasione sarà presentato il libro fotografico Finibus Terrae di Adriano Nicoletti


C’è qualcosa che accomuna le immagini di Mario Brambilla relative al promontorio del Gargano, porta di ingresso della Puglia, con quelle di Adriano Nicoletti scattate là dove finisce la Terra, punta estrema di questo territorio tanto amato dagli uomini del cinema per le sue luci forti, i bianchi abbacinanti e i colori densi: è il silenzio.
SILENT LANDSCAPES non come negazione del rumore, ma armoniosa manifestazione di suoni vibranti dalle sfumate emozioni.
I luoghi dell’estate sono visitati d’inverno da Adriano Nicoletti, che sperimenta quanto ha detto Luigi Ghirri: “Il paesaggio è il luogo dell’attenzione […], della circolarità della visione che non finisce mai” (1).
Nicoletti, attento all’antropologia del territorio, ci rivela un “luogo” dis-ordinato costituito da tanti tasselli disseminati di un puzzle incompiuto, che non si comporrà mai. “L’uomo contemporaneo e il paesaggio contemporaneo, sono l’uno lo specchio dell’altro, ma non sanno come convivere” (2).
Si tratta del paesaggio che non c’è, o quantomeno non di quello che appartiene al mito letterario: un paesaggio composto da molteplici scenari di cui A. Nicoletti coglie bene le mutate referenzialità, frutto di un inquinamento culturale prima ancora che ambientale, dove il Punteruolo rosso assassino ha abbandonato il suo cadavere (la palma) insieme a costruzioni più o meno abusive assolte dall’indulgenza del turismo cosiddetto vocativo.
Mario Brambilla, poeta novembrino, esplora lo spazio, tralasciandone la misurazione; lo contempla nel suo insieme percependone tutta la maestosa teatralità nell’incedere petrarchesco tra i sentieri ombrosi della foresta garganica.
Sempre alla ricerca di cromatismi quale struttura dell’impianto visuale, partecipa emotivamente alla rappresentazione estetica del paesaggio soprattutto là dove solo l’autunno può restituire quella molteplice gamma di sfumature monocromatiche, dal verde marcio dei riflessi lacustri agli azzurri intensi delle distese marine.
Brambilla, consapevole dei linguaggi della classicità e della tradizione artistica italiana, spinge il suo sguardo verso nuovi codici. La sua ricerca fotografica lo muove, nel suo rapporto con la natura, a ritrovare non tanto la mimesi della sua osservazione, quanto la sintesi di un’empatica armonia costituita dai profumi, dalle cromie, dai fruscii, dai suoni animali della foresta, dal canto della Sirena che leggenda vuole abiti nelle acque davanti al mastodontico monolite calcareo alto venticinque metri conosciuto con il nome di “Pizzomunno”. E dal trabucco proprio nell’ora del tramonto, quando dal mare lento sopraggiunge il riverbero del pianto delle Diomedee. Tante le leggende del Gargano, e Mario le ripercorre, pronto all’ascolto, lo sguardo vigile e l’emozione dei sensi.
Bari, Marzo 2017
commento di Pio Meledandri  

“Un treno per Matera” di Michele Mastrodonato

A cento anni dall’apertura del primo tronco della rete ferroviaria Calabro Lucana, il volume recupera la memoria delle vicende legate alla costruzione della rete sino a Matera, la storia dei luoghi attraversati, le innovazioni tecniche introdotte. E non  ultimo, il rapporto con la città di Bari, grazie all’importante opera ingegneristica del viadotto di Corso Italia.

locandina treno matera.indd

Annunci