In attesa del nuovo Pug.

Erano i primi anni ’80 del secolo scorso. I circoli di partito erano ancora luoghi frequentatissimi, occasioni continue di confronto di esperienze, di storie personali e collettive. All’epoca frequentavo un circolo del centro di Bari nel quale convivevano varie ‘cellule’, quella universitaria, quelle dei lavoratori dell’Enel , delle ferrovie, dei postelegrafonici. Fu in quel crogiuolo di persone e fatti che maturò l’dea di lavorare in modo del tutto artigianale ad una indagine sul campo per testare il numero degli immobili sfitti nel centro della città. La sollecitazione proveniva dagli studenti universitari che denunciavano l’alto costo degli affitti ‘ a nero’ delle stanze e dei posti letto.

Ci lavorammo per mesi e tante furono le segnalazioni spontanee da parte dei cittadini.

Erano migliaia , troppi in una città che continuava a costruire perché bisognava dare lavoro in alcuni casi ai padri di quegli stessi studenti.

A metà degli anni ’90 , in qualità di consigliere comunale, mi ritrovai a lavorare nella commissione Urbanistica . In quella sede quella remota indagine sul campo trovò conferma nelle carte della amministrazione comunale.

E sempre , ogni volta, ci si ritrovava a riflettere sulle previsioni del Piano Quaroni per una città di 650mila abitanti e la realtà che ne registrava poco più di 300mila. Dunque un Piano, a detta di tutti, sovradimensionato.

Dati inoppugnabili che pure si scontravano con la fame di case da parte delle fasce più deboli della città alla ricerca di prezzi calmierati ed un settore, quello edilizio, che ha sempre rappresentato un’ossatura fondamentale nell’economia cittadina.

Poi, finalmente, ma è storia degli ultimi anni, quelli del nuovo secolo, cominciò a farsi strada l’idea che una città che continuava a crescere con migliaia di vani a terziario e a residenza praticamente inoccupati richiedeva un ripensamento.

E così si facevano avanti con fatica i concetti di riqualificazione e rigenerazione urbana per evitare gli errori del recente passato: il CEP nei primi anni ’60 e poi Enziteto, luoghi abbandonati , senza servizi dove per la criminalità era gioco facile attecchire.

Oggi , e veniamo ai giorni nostri, siamo alla vigilia del varo di un nuovo piano Urbanistico e , a parole, si è tutti d’accordo nel ripensare a come far marciare l’intero settore delle costruzioni offrendo luoghi da abitare in condizioni di qualità e di condivisione sociale.

Le stesse organizzazioni di categoria, Ance in testa, hanno convenuto sulla necessità di lavorare ad uno sviluppo ordinato che contenga da una parte le spinte imprenditoriali e dall’altra i bisogni delle giovani coppie impelagate in una condizione sociale spesso precaria.

Seguendo il dibattito che si sta sviluppando sul vostro giornale ho netta la sensazione che se si riuscisse mettere da parte grandi petizioni di principio: da una parte “non un solo metro cubo in più ai costruttori” e dall’altra “noi abbiamo bisogno di lavorare e di costruire”, si possa fare qualche passo in avanti.

Al proposito solo qualche esempio: quali e quante sono le concessioni a costruire già rilasciate e non avviate? in quali tempi si può mettere mano, ad esempio, ad un piano di riqualificazione di uno dei quartieri storici della città, il Libertà, che ha bisogno di una vera e propria scossa che ne risollevi le sorti economiche e sociali? a che punto è la ventilata ‘mediazione’ sui suoli di Punta Perotti? in che misura potranno contribuire a risollevare il settore importanti opere pubbliche quali la riqualificazione di via Sparano e il ‘ripensamento’ dell’area della Caserma Rossani, oltre quelle già avviate quali il nuovo lungomare a nord della città?

A chi tocca parlarne e mostrare le carte? Sicuramente alla amministrazione comunale. A chi tocca collaborare e suggerire proposte? Di certo agli operatori del settore.

Nella speranza che il mio sia uno degli ultimi contributi di parole e si passi alla fase del ‘fare’ che pure pare essere un tratto distintivo della attuale amministrazione comunale.

 

Franco Neglia

Presidente Associazione ‘Murattiano’

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