DA MURAT A TARANTINI! le domande scomode.

Il terziario del commercio ha ancora il potere di prima?
Costituisce ancora la base economica della città?
Quale il suo peso politico effettivo?
Le infiltrazioni della mala e la connivenza all’interno di questo tessuto ne sono un indicatore, forse non ancora chiarito. Tale tessuto diventa un sistema di riciclaggio e di ripulitura non soltanto di denaro ma dello stesso stigma malavitoso.
Perchè il decremento delle quotazioni immobiliari si è fatto sentire meno a Bari che altrove? Perchè con il ridimensionamento del bacino delle università e la riduzione dei fuorisede il costo dell’affitto delle abitazioni non si è ridotto? E’ la domanda degli immigrati a mantenerlo elevato?
Perchè per molti decenni Bari è stata, nel ranking delle medie città italiane, quella con il costo della vita più basso – per beni food e no-food (abbigliamento) – e ora, soprattutto dal 2008, non lo è più?
Perchè non è mai stata tematizzata in termini problematici la deurbanizzazione che ha colpito la città dalla fine degli anni ’70?
Cosa ha prodotto il partenariato pubblico/privato a Bari? Quali sono stati i costi e i benefici del project/financing diventato, se non l’unica, la modalità più diffusa di coinvolgimento del privato nella trasformazione della città?
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