Nasce il Murattiano!


Il 25 aprile del 1813 Gioacchino Murat pone la prima pietra del borgo nuovo di Bari all’incrocio tra gli attuali corso Vittorio Emanuele e corso Cavour.

Nasce il ‘murattiano’.

Oggi, a circa 200 anni da quella data ci chiediamo cosa ne è stato di questo borgo. E’ per questo che nasce l’Associazione “Murattiano.

In effetti la celebrazione del bicentenario, che non vorremmo passasse sotto silenzio, sarà sicuramente l’occasione per fare qualche resoconto, per guardarsi indietro, ma anche per porsi qualche domanda, probabilmente scomoda , sulle trasformazioni dell’economia, della politica, della cultura, dell’urbanistica della città. Sulla Bari di oggi.

La particolare attenzione che vorremmo attirare su una parte di città, il ‘murattiano’, è quindi una proposta di una osservatorio privilegiato e di una prospettiva di riflessione orientata in effetti all’intera città, non circoscritta soltanto al suo centro simbolico ma che comprende anche le sue periferie, le sue funzioni metropolitane e quelle di scala ancora più ampia.

Perché osservare la città a partire dal ‘murattiano’ ?

Perché in una città che si è trasformata e sta ancora trasformandosi, come molte altre città medie e grandi non soltanto italiane, risulta essere la porzione che presenta ancora un’identità sfocata, investita negli ultimi anni da prospettive di ridefinizione –ad esempio come luogo nevralgico di una rinnovata funzione turistica – e nello stesso tempo fortemente ancorata ad atteggiamenti consolidati difficili da scardinare.

Perché l’agenda politica locale, nell’ultimo decennio, ha mantenuto sullo sfondo proprio le idee di rilancio del suo centro murattiano – sia per la centralità che nel dibattito urbanistico e nelle politiche urbane ha generalmente assunto il principio della ‘diffusione del senso urbano’ anche nelle zone più periferiche, ma anche per la necessità di operare scelte selettive in una situazione di progressiva riduzione di risorse economiche.

Perché agiscono su di essa funzioni nevralgiche – politiche, economiche, culturali – e quindi anche soggetti istituzionali ‘forti’ – come l’Università, ad esempio, o l’Autorità portuale – dei quali riteniamo non si sia esaurientemente esplicitato l’impatto tanto sui suoi cambiamenti nel tempo quanto sui suoi caratteri duraturi e inerziali.

Perché si percepisce ancora come il concentrato della base produttiva terziaria della città, ma in una misura e secondo modalità che secondo noi sono tutte da verificare e approfondire.

Perché creare un’ulteriore occasione di discussione sulla città adesso?

Perché riteniamo che sporadiche, non sufficientemente approfondite, o non sufficientemente divulgate siano state in questi anni le riflessioni ‘pubbliche’ sulla città, piuttosto frammentate in una serie di questioni parziali e territorialmente limitate.

Perché pensiamo che l’attenzione della politica e dei media sia in questo periodo eccessivamente orientata da ‘ansie da crisi globali’ che finiscono per oscurare come localmente queste crisi vengono declinate, come i sistemi locali le affrontano e trovano per queste delle soluzioni, o come – nel bene o nel male – vi si adattano. Soprattutto come vi si adattano, se riescono a farlo, i singoli individui, le famiglie e le imprese di questa città.

Perché i recenti fatti di malcostume politico-imprenditoriale, che hanno attirato sulla città l’attenzione dei media oltre che della giustizia penale, hanno anche restituito l’immagine di un sistema di intrecci e connivenze su scala non soltanto locale e aperto ‘dolorosamente’ una finestra su tratti culturali della città che non potevano lasciarci indifferenti…

La Bari di Gioacchino Murat è oggi soltanto quella di Gianpaolo Tarantini?

Siamo partiti in effetti da questa domanda, ampia, che nasconde forse qualche timore che si vorrebbe ‘esorcizzare’… riteniamo però che le domande che guideranno effettivamente le discussioni di questo blog così come il contenuto delle risposte che a queste di volta in volta verranno date debbano avere il più possibile il carattere della concretezza, della semplicità, essere tratte dall’esperienza di vita di ognuno, dalle sue conoscenze piuttosto che da posizioni già confezionate.

Vorremmo che gli interventi ‘raccontassero’ fatti prima ancora che opinioni.

Porsi in questa prospettiva assicurerebbe maggiormente una costruzione condivisa di opinioni passando attraverso la circolazione di conoscenze diffuse.

Le tracce di discussione che proporremo di volta in volta come stimolo – così quelle che scaturiranno dal loro svolgimento – potranno riguardare tematiche generali o basarsi anche su domande apparentemente banali, che ci siamo fatti tante volte o che non ci siamo mai fatti: “cosa determina il costo di un concerto musicale a Bari, e quindi anche il prezzo che io pago per il biglietto?”, “perché il costo di una pizza è aumentato proporzionalmente più a Bari che in altre città d’Italia?”, “sono ancora utili i mercati rionali no-food? Per chi?” “Perché Bari non ha mai avuto una squadra di basket o pallavolo in serie superiori? Perché i soggetti economici hanno investito esclusivamente nel calcio? Perché ciò avviene in piccoli centri di provincia come Ostuni, Castellana e non a Bari?”, “perché Bari fino a qualche anno fa era la città più economica per l’acquisto di prodotti alimentari e d’abbigliamento, e ora è una di quelle dove si registrano rincari maggiori?”

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