Città a misura d’uomo post pandemia.

di Nicola Martinelli

“Nulla sarà più come prima”, frase è riecheggiata negli ultimi mesi, fino a diventare una sorta di tormentone, è molto più utile in questo momento sfuggire a questo atteggiamento “millenarista” e guardare prospetticamente al futuro prossimo, nel caso specifico di queste note, al futuro delle città post pandemia Coronavirus. In molti sottolineano la necessità di riposizionare il ragionamento sull’uso dello spazio nelle nostre città, perché ci piaccia o no la “questione urbana”, nel suo significato più ampio e radicale, è di nuovo cambiata. Mentre lavoravamo sui 17 Obiettivi della Global Agenda 2030, che è stato negli ultimi due anni tema centrale di numerosissimi convegni e seminari, guardando nello specifico all’Obiettivo 11 “Rendere le città sostenibili e inclusive”, la Pandemia ha nuovamente rimescolato le carte, ma a ben vedere accelerando la necessità di andare verso città più sostenibili, sane, inclusive…Infatti, quella della vita in campagna, nei piccoli centri, propugnata da alcune archistar italiane le scorse settimane, sembra l’ennesima ripresa di una vecchia idea. E’ accaduto negli anni Settanta, nella stagione della contestazione giovanile, e negli anni Novanta con l’infatuazione per le ICT, quando si pensava che grazie a Internet saremmo andati a vivere fuori dalla città e, sebbene le tecnologie hanno messo in seria discussione le distanze, i luoghi dove si giocherà la sfida della contemporaneità, quindi anche delle nuove forme organizzative della nostra vita post covid 19 sono le città, che negli ultimi trent’anni sono cresciute e concentrate sempre più.

Carlo Ratti ci dice che le città son fatte di un hardware; le strade, le piazze, gli edifici e di un software, la loro parte immateriale, legata alle comunità che le abitano, che attiene agli stili di vita, alle abitudini, che certamente sono molto mutate in questi tre mesi e che dovranno in parte consolidarsi, quando si dovrà convivere col virus. Bene, dobbiamo riprogrammare le nostre città; le aziende italiane produttrici di biciclette non riescono più a soddisfare la domanda di nuovi prodotti: tanto di biciclette tradizionali, quanto di quelle a pedalata assistita, le città italiane devono però diventare più frendly per i ciclisti, aumentando i chilometri di piste ciclabili in sicurezza, attrezzando a ridosso delle stazioni ferroviarie Velostazioni, che consentano ai pendolari di lasciare il venerdì le loro bicilette e ritrovarle il lunedì, al ritorno a Bari, come accade a Copenaghen, Monaco, Amsterdam…Si diffonde sempre più la pedonalizzazione degli spazi pubblici e questo è complementare all’allargamento degli spazi esterni dei locali per la ristorazione e il tempo libero, i parchi e le aree verdi urbane riacquisiscono un nuovo protagonismo, nella fase in cui il governo delle città incrocia la salute e la cura del corpo come problema politico, come diritto e snodo per un diverso modo di guardare agli spazi pubblici.

Meritoriamente l’associazione Murattiano ha ripreso il tema di una più diffusa pedonalizzazione del reticolo stradale a griglia del quadrilatero murattiano, a ben vedere una scelta di Hardware (operare sul trafic calming e sulla estensione di ZTL) e una conseguente scelta di Software (indurre l’attraversamento pedonale dello spazio urbano, scoraggiare l’uso dell’auto privata) sappiamo che anche i commercianti, guardando gli effetti della pedonalizzazione delle strade centrali della città sul medio-lungo periodo, comprendono che questo non può che migliorare la qualità dello spazio e le attività legate allo shopping. Così come negli anni scorsi abbiamo guardato a Barcellona per la valorizzazione del water fronturbano, ora potremmo farlo per la soluzione di mobilità urbana detta delle Superilas (Superisolati), che si vengono a formare nella scacchiera della città catalana, chiudendo al traffico veicolare le arterie perpendicolari interne a 4 o 6 isolati della griglia, che diventano così altrettante ZTL, mentre il traffico urbano continua perifericamente agli isolati e all’interno possono accedere solo mezzi di soccorso, residenti e in fasce orarie stabilite i mezzi commerciali. Una sperimentazione di successo, che peraltro viene programmata “a rotazione” nella scacchiera di Barcellona e all’interno degli isolati piste ciclabili, piccole aree di sosta e gioco, verde urbano ridisegnano lo spazio interno dei nuovi Superisolati. Una sperimentazione di successo, che si potrebbe anche tentare nella parte storica della nostra città.

Vogliamo i telamoni della Gazzetta in via Sparano.

Lettera aperta al sig. Sindaco di Bari
Antonio Decaro

“La notizia che il Tribunale di Bari ha deliberato  l’esercizio provvisorio che permette il prosieguo delle pubblicazioni alla Gazzetta del Mezzogiorno rappresenta per noi e, riteniamo, per l’intera comunità barese motivo di grande soddisfazione e di ulteriore vicinanza a tutti coloro che danno vita alla gloriosa testata della città.

E’ per questo che ci appelliamo alla amministrazione comunale di Bari perché testimoni, a nome della città, tale vicinanza con un gesto che simbolicamente per noi rappresenta un valore.

La proposta è quella di posizionare nella riqualificata via Sparano, in una collocazione che l’amministrazione riterrà più opportuna, i telamoni di Palazzo Dioguardi già sede della Gazzetta del Mezzogiorno in piazza Moro e oggi conservati nell’androne del Palazzo di Città.

Certo, sarebbe solo un piccolo gesto, ma a tutela della memoria cittadina di cui tutti noi abbiamo gelosa custodia.” 
 
Gianfranco Dioguardi, presidente onorario Fondazione Dioguardi 
Francesco Maggiore, presidente Fondazione Dioguardi 
Franco Neglia, presidente Associazione Murattiano 

 
ps: la foto è di Mario Brambilla 

altri contributi al dibattito sulla pedonalizzazione del borgo murattiano.

da Michelle Sajous, presidente Alliance Francaise.Bari
Condivido il contenuto del messaggio da voi lanciato. La città ha bisogno di più cultura e la relazione con il commercio è fondamentale. Grazie a voi, all’Università di Bari e alla Confesercenti.

da Francesco Maggiore, presidente Fondazione Dioguardi
Ringrazio per i contenuti del messaggio che condivido e di cui sottoscrivo ogni parole. Complimenti per questa visione, oramai irrinunciabile.

da Carla Tedesco, Iulm Venezia
Molto interessante il partenariato, assolutamente condivisibili le idee….andrebbero inserite in un pensiero di più ampia scala  sulla città… la maggior parte dei baresi abita ormai ben oltre la ferrovia.

da Giuseppe Carlone, Storia del Territorio
Ho letto con piacere  queste idee condivisibili e la loro diffusione necessaria. Colgo l’occasione per dirti che ho appena finito di scrivere un mio lavoro su BARI. IL BORGO MURATTIANO. Il  mercato dei suoli nel disegno della città. Una volta stampato mi piacerebbe condividerlo con l’Associazione. Un abbraccio.

da Francesca Radina, già Dirigente Soprintendenza Archeologica.Bari
Mi sembra una buona idea a patto che il commercio delle grandi catene recuperi il buon gusto e l’arte di più piccoli commercianti e artigiani , magari anche in quest’ultimo caso in convenzione con le scuole di formazione. Non può essere solo commercio ! La città deve produrre perché lo può fare progetti culturali propri . Bisogna progettare i contenuti di Margherita e dare al Piccinni una direzione artistica .

da Nicola Martinelli, Urbanistica. Politecnico Bari
Ottimo, intercetta alcuni temi che noi di SIU e Urban@it avevamo individuato nel Congresso Nazionale dell’anno scorso a Bari e Matera del quale sono appena usciti gli Atti del VI Rapporto sulle Citta’; entrambi sull’Urbanistica di fronte alla Global Agenda 2030 che in 17 goals sintetizza raccomandazioni internazionali su molti degli argomenti che voi proponete. Il post covid peggiora talune condizioni, ne migliora altre ma soprattutto e’ un occasione da non perdere per un nuovo sviluppo sostenibile e inclusivo perché le diseguaglianze purtroppo ne escono peggiorate… 

da Marcello Pisciotta, commerciante. A nome Ascom Confcommercio Bari Murat e suo personale.

“Colgo con piacere l’invito a partecipare al dibattito sul documento prodotto da Franco Neglia, dal Rettore Stefano Bronzini e dal Presidente di Confersercenti Puglia Benny Campobasso.

Ritengo doveroso e necessario un contributo a nome dell’Ascom Confcommercio Bari Murat e personale.

Lo scenario proposto dal loro documento è assolutamente condivisibile, lo stato dei luoghi e la loro riqualificazione sono assolutamente vitali ad una nuova visione di una Città Metropolitana che ha come cuore pulsante il Quartiere Murattiano.

Una sua eventuale pedonalizzazione è fortemente auspicabile, questo consentirebbe una esperienza qualitativa superiore ai nostri visitatori. Sia cittadini, regionali, nazionali che internazionali. 

Avere una “Rete di Imprese” funzionale e dialetticamente vivace con le altre controparti cittadine, un passaggio essenziale ad un nuovo sviluppo di un sentimento comune e a una più profonda e radicale identità culturale.

La nostra visione è quella di una totale integrazione del sistema attraverso le eccellenze del territorio, queste dovrebbero porsi come riferimento e formazione di un nuovo scenario che Bari deve offrire come Capoluogo di Regione. Una funzione più matura sia economicamente che socialmente, proporre un nuovo modello di integrazione tra comparti dove la funzione politica è quella di arbitro qualitativo tra le esigenze di componenti pubbliche e private. 

Una funzione che obbliga a scelte difficili ma lungimiranti, dettate dalla responsabilità dei fatti e non da scelte speculative o di semplice ricerca di consenso.

I dati di rilevazione del gradimento, documento commissionato da Confcommercio Bari, sull’attuale uso del Murattiano sono deludenti.Dimostrano, comunque, l’amore e la fiducia che ancora il quartiere riscuote dal pubblico cittadino e regionale. 

Ad esso siamo obbligati a riservare i servizi di accoglienza necessari ad un uso sereno e gratificante nell’accesso e nella permanenza.

Una nuova regolamentazione dei flussi, uno studio approfondito sulle aree di parcheggio e sui servizi a loro dotati per renderli corollario esatto di una pedonalizzazione che consentirebbe di lasciare una vivibilità gradevole del quartiere. 

Crediamo, fermamente, che la realizzazione di nuovi parcheggi saranno necessari ai residenti, per la pedonalizzazione del quartiere, e di servizio ai flussi esterni. Parcheggi vieppiù necessari anche ad altri mezzi in uso ai cittadini come cicli, motocicli e monopattini. Aree di predisposizione per mezzi in affitto e di gestione controllata dei mezzi privati.

Sarebbe auspicabile la creazione di servizio di car valet con mezzi elettrici, per trasporto singolo o multiplo, a supporto del quadrilatero anche negli orari notturni per i dopo spettacoli o eventuali nuove convenzioni con il servizio Taxi.

Questa vivibilità deve consentire l’uso integrato delle attività commerciali, dei bar, dei ristoranti, delle strutture alberghiere, cinema e teatri.

Su questo fronte fondamentale la progettazione di una piattaforma digitale che permetta una corretta informazione di tutti gli eventi in città, una visione in tempo reale di come usufruire dei servizi e del loro acquisto.

I percorsi culturali e i loro spazi, devono essere parte integrata della strategia di marketing del brand “Bari”. 

Oltretutto questa piattaforma consentirebbe lo studio dei dati rilevati dai flussi del pubblico ad essa collegata. Dati che ci consentirebbero di modificare e indirizzare meglio i servizi offerti. Sia in qualità che in costi.

Una progettazione corale e plurale il compito che chiediamo all’Amministrazione Comunale. 

La formazione del Distretto Urbano del Commercio dovrebbe avere questo compito, essere tavolo di studio e concertazione di una compiuta propositività progettuale e certa finalizzazione a nuovi strumenti di dotazione a una città metropolitana che prevede un nuovo nodo ferroviario, una forte presenza aereoportuale con connessioni internazionali e una nuova zona portuale che includa e valorizzi il Borgo Antico. 

Per ultimo non vorremmo che gli altri quartieri, anche gli storici, di Bari non fossero dimenticati. Crediamo che dovrebbero essere valorizzati anche attraverso l’integrazione delle nuove componenti economiche ed etniche che oggi le compongono. Crediamo che queste componenti dovrebbero essere attrattive e dare precisi connotati identificativi ai luoghi. “Brandizzare” i quartieri consentirebbe un flusso turistico interno che darebbe ossigeno economico e culturale a spazi ormai consegnati al degrado e all’abbandono.

Crediamo che un vuoto vada riempito di contenuti, altrimenti rimane un vuoto. 

La nostra collaborazione su questo tema sarà assicurato in quantità e qualità.

Noi ci crediamo e siamo motivati.

L’architetta Marina de Marco per il nostro dibattito su “Idee e innovazione per Bari”.

Gazzetta del Mezzogiorno. 10 giugno 2020

 MARCO SECLÌ

10 Giugno 2020

Marina De Marco interviene nel dibattito acceso dalla proposta di trasformare il quartiere murattiano in una grande area pedonale e commerciale.

L’architetto barese, premette, non può che essere favorevole alle istanze sulla «città del futuro» sottoscritte dall’Università di Bari, da Confesercenti e dall’associazione Murattiano.

Allo stesso tempo, però, fissa dei precisi paletti, memore delle esperienze del passato. Perché Marina De Marco è una delle «madrine» della pedonalizzazione di via Sparano. È stata una dei progettisti del gruppo di architetti (con Guendalina Salimei, Francesca Contuzzi, e Giancarlo Fantilli) che nel 2007 si aggiudicò il concorso internazionale per la progettazione di quella che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere una «strada-museo». Chi più di lei può avere presenti gli ostacoli che hanno poi comportato il ridimensionamento del progetto originario e tempi lunghissimi nella sua completa realizzazione?

Eppure da lì, suggerisce la professionista, si potrebbe ripartire per allargare il cerchio.

«All’epoca vari gruppi, eravamo circa una sessantina, che parteciparono alla prima fase del concorso di idee nella quale era richiesta una visione complessiva del Murattiano – ricorda l’architetto De Marco – considerarono la parziale pedonalizzazione. La nuova via Sparano, per esempio, incrocia due fasce trasversali: la prima, caratterizzata dalla presenza dell’Ateneo e della manifattura dei tabacchi, in prospettiva potrebbe qualificarsi come fascia attrezzata per il Campus universitario centrale (cultura, ricerca, residenza); la seconda, caratterizzata dalla presenza di piazza Garibaldi, il Municipio, la Prefettura, la Sala Murat, il Teatro Piccinni, che si presterebbe a consolidare un ruolo di “asse civico-amministrativo”. Il Comune potrebbe rilanciare il concorso di idee sulla pedonalizzazione dell’area tenendo presenti le necessità dell’Università, dei residenti, dei commercianti e degli altri “city user”. Ma se facciamo come per via Sparano, i tempi saranno biblici».

Come è possibile velocizzare l’iter?
«Con un progetto che non si può improvvisare, perché a livello urbanistico comporta variazioni notevoli e necessita di una serie di infrastrutture che devono precedere la pedonalizzazione, per renderla più agevole».

Quali?
«Ad esempio, la presenza di parcheggi per i residenti nella macroarea. Ma occorre anche pensare a mezzi di trasporto veloci e adeguati a percorrerla, navette al servizio dei cittadini, specie di quelli più anziani. Bisogna tenere presente che la chiusura della zona ai veicoli comporterà per le strade limitrofe un notevole aggravio in termini di traffico».

I fautori della proposta ritengono la pandemia un’opportunità per accelerare il percorso verso la Bari del futuro. Concorda?
«In verità, a Bari siamo abituati a lavorare sempre in emergenza ma non possiamo improvvisare progetti sotto la spinta di avvenimenti casuali anche se drammatici. Da noi qualsiasi innovazione crea problemi. Basti pensare a quanto è stato contrastato il progetto per via Sparano. Chi non si dichiarava contro era una mosca bianca: oggi, invece, noto che è stato apprezzato».

Oggi anche Confesercenti è schierata a favore dell’isola pedonale nell’intero Murattiano. È una svolta?
«In passato i commercianti sono stati sempre in opposizione rispetto a ipotesi di chiusura delle strade al traffico. Probabilmente, hanno verificato che la pedonalizzazione di via Sparano e di via Argiro non li ha danneggiati, anzi hanno forse incrementato il volume di affari. L’esperienza però mi dice che gli ostacoli non mancherebbero anche nel realizzare l’idea relativa al Murattiano, che resta apprezzabile. Ecco perché, prima di ogni passo, bisogna identificare le aree da pedonalizzare e dotarle dei servizi necessari. Non dimentico i bracci di ferro dei commercianti con il Comune sul nostro progetto e i tanti problemi sorti durante i lavori, sebbene l’impresa che li ha eseguiti si sia sforzata di limitarli al minimo».

Alla fine però il compromesso è stato trovato, sia pure al ribasso rispetto al vostro piano originario. La nuova via Sparano è diventata realtà. Cosa pensa quando la attraversa?
«Posso vedere il progetto finalmente realizzato. Un progetto realizzato diventa dei cittadini».

“Idee e innovazione per Bari”. Un contributo di Marilena di Tursi.

È indubbio che il coronavirus abbia sconvolto le nostre abitudini e abbia, come da più pulpiti si è detto, stabilito nuove gerarchie di valori, riorganizzando i bisogni e i consumi secondo scale di priorità testate su indici che piazzano salute, cibo e lavoro ai vertici delle necessità sociali. E sul loro potenziamento dovranno lavorare le amministrazioni locali in condizioni di estrema difficoltà e basandosi su risorse già erose dal mancato gettito fiscale. In altre parole, bisognerà tornare a una normalità che in alcuni settori si palesa proprio come il principale dei problemi. Difficile prevedere, per esempio, una Fase 2 per l’arte contemporanea, considerato che le storie trascorse sono state, lo abbiamo detto più volte, lontane da quegli standard internazionali che assicurano uno stabile e fruttuoso posizionamento della città all’interno del sistema dell’arte. Tuttavia non è questo il tempo delle polemiche, né degli attacchi alle inefficaci e poco lungimiranti gestioni pre Covid-19. Il virus, del resto, ha voracemente trascinato con sé troppe vite e realtà sociali e ha già seppellito, con buona pace di chi ancora non ne ha contezza, chiavi di lettura del passato e toni ieri accesi e ora quanto mai stonati. Resta il fatto che, prima o poi, di arte contemporanea dovremo tornare a parlare contestualmente ai contenitori che avrebbero dovuto, nelle intenzioni dell’amministrazione, accoglierla con un nuovo passo. Non sono mancati nel dibattito nazionale suggerimenti a sostegno del settore con richieste esplicite e articolate o con adesioni calorose a chi, come il critico Hans Ulrich Obrist, ha rispolverato, per risollevare l’intero comparto, il poderoso piano per le arti messo in campo dal governo americano nel secondo dopoguerra. Sicuramente non ci potremo aspettare grossi investimenti o significative assegnazioni di bilancio alla voce mostre e eventi,  sebbene le nuove politiche culturali andranno definite quanto meno per impedire la desertificazione delle iniziative. Concretamente, ritornare a discuterne dopo che l’emergenza avrà placato ogni doverosa e preminente necessità, significherà farlo comunque in modo diverso. Occorreranno idee nuove quantunque sostenute da economie di portata verosimilmente più ridotta ma non per questo fiacche nei risultati. Guardandosi intorno anche per valutare le tante attività succedanee che istituzioni e musei di arte contemporanea hanno attivato in tempi di confinamento e che non si sono dimostrate improduttive. Cominciamo a farlo, capitalizziamo proposte, individuiamo interlocutori internazionali con cui tessere nuove trame operative, insomma teniamoci pronti, attrezziamoci a definire il nuovo paradigma post pandemia per non farci sorprendere più deboli di prima alle prossime riaperture.  

Marilena Di Tursi
Pubblicato il 3 Maggio 2020 su Corriere del Mezzogiorno

Bari. Idee e innovazione per la ripresa.

Rottura, o come dicono dalle parti della Silicon Valley “disruption”. E’ quanto è accaduto con la pandemia da coronavirus che ha comportato un sovvertimento dell’ordine preesistente, ma che, nel contempo, incoraggia ad una possibilità di innovazione dell’intero sistema che abitiamo. Adesso c’è una nuova normalità da costruire partendo dalle relazioni sociali e da un diverso modo di stare insieme: si tratta di comporre nuove e nascenti storture, ridurre diseguaglianze sociali, evitare il ripetersi di errori urbanistici, ambientali e legati alla salute che hanno dilaniato il tessuto sociale delle città.

E dalle città si può ripartire perché rappresentano il naturale crogiuolo entro cui costruire un nuovo equilibrio.
Ma non basta qualche piccolo accorgimento. Per ricostruire la fiducia nel futuro dei nostri giovani e delle nostre comunità serve un disegno coraggioso che guardi ai prossimi decenni.

La pandemia ha posto anche temi che attengono alla democrazia ; ecco che l’esigenza di una scrittura inedita richiede per il governo delle città più coinvolgimento di associazioni e comitati di quartiere e un maggiore protagonismo delle Istituzioni culturali e formative. Ciò vale anche per mitigare derive autoritarie spinte dal bisogno di sicurezza personale che possono comportare un uso distorto dei sistemi di controllo.

Peraltro le difficoltà finanziarie in cui si dibattono le amministrazioni locali per garantire servizi essenziali alla cittadinanza, non devono far da velo alla necessità di utilizzare leve ed occasioni di finanziamento che oggi si offrono con eccezionalità.
Tali considerazioni valgono ancor più per Bari: i risultati raggiunti negli ultimi anni in tema di riqualificazione urbana e migliore vivibilità ci impongono di non arrestare tale processo, anzi di rinvigorirlo. Ad esempio, in tema di utilizzo di finanziamenti pubblici, il Piano Urban per la Città Vecchia è per i nostri amministratori un utile precedente di cui fare tesoro.

In tale contesto, il quadrilatero a forma ortogonale del quartiere murattiano nel cuore di Bari è un luogo esemplare e rappresenta una opportunità . La contemporanea presenza di un vero e proprio campus con migliaia di studenti e docenti, di centinaia di attività commerciali di vicinato, di attività e funzioni pubbliche, ne fanno una sintesi di grande interesse.

Ma un rinascimento economico, sociale e culturale richiede un disegno forte: noi proponiamo la progressiva pedonalizzazione dell’intero quadrilatero, un unicum fatto di incroci (piazze) e quinte naturali. A partire da due assi principali: la riqualificata via Sparano che dalla città vecchia guarda, oltre la linea dei binari, all’ex-caserma Rossani, tra l’altro prossima sede della Accademia delle Belle Arti e via Garruba che, pedonalizzata, dall’Ateneo guarda all’ex-Manifattura Tabacchi, prossima sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Dunque assi di riqualificazione urbanistica che devono navigare sull’onda e sulla spinta dei centri di formazione di eccellenza.
Il commercio è asse portante della economia della nostra città: pensare di bypassare le attuali difficoltà solo con sostegni economici o agevolazioni fiscali è pura illusione; anche in questo caso serve un progetto forte: noi proponiamo l’istituzione di un centro commerciale a cielo aperto, un consorzio che recuperi il colpevole mancato utilizzo da parte del Comune di Bari dei fondi per la costituzione di Distretti Urbani del Commercio e faccia leva sulla rinnovata consapevolezza dell’importanza dei negozi di vicinato, delle botteghe, delle piccole librerie, delle eccellenze alimentari, dei luoghi di aggregazione e dibattito. Un tessuto pulsante che si rianima e che offre opportunità anche a chi non può permettersi grossi investimenti.

Che sia, in definitiva, anche un centro di idee e di innovazione.
Si tratta di processi che vanno alimentati con ricadute che sono già risultate evidenti in termini di turismo e di visibilità nazionale ed internazionale.
Dunque, economia, cultura, formazione che dispiegano connessioni urbanistiche che contribuiscono dal centro a rivitalizzare anche le “periferie interne” della città.
E’ la nostra idea e il nostro contributo per la complessa fase post-pandemia.
Chiediamo coraggio e pensieri forti, noi ci siamo.

Bari, 4 giugno 2020

Stefano Bronzini, Rettore Università degli Studi.Bari Benny Campobasso, Presidente Confesercenti Puglia Franco Neglia, Presidente Associazione Murattiano

#2votimegliodi1

comunicato stampa

La Regione Puglia è una delle poche nel nostro Paese che non dà diritto agli elettori di votare la doppia preferenza di genere sulla scheda elettorale. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: meno di un decimo di presenza di donne nell’attuale Consiglio.
Un gruppo di donne e di associazioni promuovono oggi, ancora una volta, una iniziativa per cancellare questa vergogna; ma questa volta non sarà soltanto l’ennesimo appello, è in preparazione un ricorso al Tar in concomitanza con l’indizione delle elezioni.
 
Noi c’eravamo quando sul finire della scorsa legislatura, l’ultima di Vendola, il Consiglio Regionale della Regione Puglia , sull’onda della raccolta di 30mila firme, discusse della necessità di introdurre la doppia preferenza sulle schede per le elezioni regionali.
Uno spettacolo deprimente recitato da una parte da chi si dichiarava a favore ma ben sapendo che la maggioranza non sarebbe stata raggiunta e dall’altra da chi votava contro perché “la fatica di una donna che già deve avere cura dei figli e della casa, sarebbe davvero tanta” e “come fa una consigliera eletta che viene da Lizzanello a tornare a casa da sola in piena notte, al termine di una seduta di consiglio ?”.
 
Ancora una volta, oggi, siamo al fianco delle indomite protagoniste di questa battaglia. 
Sottoscrivete inviando una mail di adesione a 2votimegliodi1@gmail.com

 
Associazione Murattiano

di seguito il documento e le promotrici: 

La macchina è partita e non si ferma.
Obiettivo: la doppia preferenza di genere alle prossime regionali.


Si torna a votare per le elezioni regionali e, anche in questa tornata, le donne sembrano condannate a non vedere riconosciuti i propri legittimi diritti elettorali sanciti dalla Costituzione e dalle leggi.
NOI NON CI STIAMO PIU’
Intanto chi siamo. Siamo un gruppo di associazioni e di donne – a vario titolo impegnate nelle istituzioni, nel sindacato, nel giornalismo, nelle libere professioni, negli organismi di garanzia, nel mondo dell’Università e della cultura – che da anni si occupa di diritti di genere decise ad andare fino in fondo, ricorrendo anche alla magistratura, se necessario, per vedere applicati i nostri diritti sanciti dalla legge.
A settembre prossimo – sembra questa la data – si voterà per il rinnovo di un terzo dei Consigli regionali e, fra questi, ce ne sono alcuni (la Puglia, la Liguria, ma anche la Calabria e il Piemonte, ad esempio, dove si è votato recentemente) che non hanno ancora applicato la doppia preferenza di genere, né altri strumenti di riequilibrio, anche statutari (ad esempio con riferimento alla composizione delle giunte, delle commissioni, ecc.), nonostante si tratti di principi contenuti nella Costituzione e di misure specificamente previste dalla legge nazionale n. 20/2016.
Tuttavia, prima di adire le vie legali, abbiamo voluto perseguire un ultimo tentativo sulla strada politico-istituzionale – nella quale ancora crediamo – e che sarebbe da preferire, specie quando è sostenuta e sollecitata dall’impegno della cittadinanza attiva.
Per ora, quindi, abbiamo scritto ai ministri pugliesi Teresa Bellanova e Francesco Boccia e alla ministra delle Pari opportunità, Elena Bonetti, non per lamentarci di quanto accade, ma per indicare una strada percorribile e celere verso il cambiamento. In situazione di normalità avrebbe già dovuto farsene carico il Parlamento che è tutt’ora titolato a farlo.
Naturalmente, prendiamo atto positivamente del sollecito richiamo della ministra Bellanova – che raccoglie l’invito di “Donne in Rete”- affinché le Regioni si adeguino alla legge n. 20/2016. Le prime risposte ottenute, però, fanno capire subito (attraverso la stampa) che non vi è alcuna volontà di allinearsi, preferendo il gioco dello scaricabarile.
E’ necessario, allora, un intervento immediato e deciso del Governo per sanare questa macroscopica illegalità (che è anche uno scandalo politico), perché sia rispettata una legge statale (n. 20/2016) che impone una serie di misure per la promozione delle pari opportunità nell’accesso alle cariche elettive; ad esempio in Puglia, non è consentita l’espressione della seconda preferenza “riservata a un candidato di sesso diverso”, mentre nelle Regioni andate recentemente al voto come Piemonte e Calabria non solo non era, né è ancora oggi, prevista la doppia preferenza e nemmeno il riequilibrio dei generi nella composizione delle liste a pena di inammissibilità.
L’illegalità è clamorosa, poiché si tratta di norma qualificata tra i “principi fondamentali”, ai quali la legislazione regionale è OBBLIGATA a conformarsi, ai sensi dell’artt. 3, 51, 117 e 122 Cost., come già chiarito dall’ormai cospicua giurisprudenza costituzionale sul tema.
Quel che si propone di utilizzare, allora, è un meccanismo applicato con successo in materia di vitalizi degli ex consiglieri regionali; con la legge finanziaria 2018 (l. n. 145/2018, art. 1, commi 965, 966 e 967), infatti, fu utilizzato l’argomento del contenimento della spesa pubblica per stabilire che le Regioni che non avessero provveduto alla rideterminazione dei trattamenti previdenziali e dei vitalizi (si legga: riduzione dei vitalizi) entro sei mesi avrebbero subito una riduzione lineare pari al 20% dei trasferimenti erariali (diversi da quelli destinati al finanziamento del Servizio sanitario nazionale, ecc).
E’ da sottolineare che il termine fu fissato in sei mesi perché il taglio dei trattamenti previdenziali presupponeva una serie di operazioni di calcolo assai complesse e, in molte Regioni, richiedeva addirittura modifiche statutarie; nel nostro caso, invece, si tratterebbe di un adeguamento semplicissimo, sicché potrebbe essere imposto un termine molto più breve, in modo da consentire il ripristino della legalità prima delle elezioni 2020.
Il meccanismo, insomma, è già collaudato, si tratterebbe solo di “replicarlo” per una battaglia di legalità costituzionale e di civiltà su cui tutti, a parole, si dichiarano d’accordo, sicché qualsiasi forza politica sarebbe sfidata ad opporsi; inoltre, mentre per i vitalizi c’era solo il precedente delle deliberazioni degli organi interni di Camera e Senato, qui si tratterebbe di imporre il rispetto della Costituzione (artt. 3, 51, 117 e 122), nonché di una legge statale, che già esiste, recante principi fondamentali. D’altro canto, se è stato possibile accelerare i processi legislativi quando si è trattato di tagliare costi pubblici, non vi è ragione di ritenere che non lo si possa fare quando si tratti di garantire diritti fondamentali.
Si aggiunga, sul piano dell’opportunità, che una soluzione come questa eviterebbe il ricorso agli organi giurisdizionali – che in alcune Regioni, a partire dalla Puglia, è già in preparazione – con il serio rischio che le elezioni siano invalidate, eventualmente anche in corso di legislatura; insomma, prevenire è meglio che reprimere e un Consiglio che anche riuscisse ad insediarsi sub iudice, sarebbe continuamente a rischio di delegittimazione. Per non parlare dei costi della probabile ripetizione delle consultazioni elettorali, sicché l’intervento statale si giustificherebbe anche sotto il profilo del coordinamento della finanza pubblica (caro alla Corte Costituzionale non meno di quello delle pari opportunità) e al contenimento della spesa pubblica.
Infine, si aggiunge che questa Rete, nata solo per una motivazione di scopo, è aperta a tutte le donne e alle associazioni di genere, e non, che intendano aderire e che risiedano nelle regioni in cui non si vota con un sistema rispettoso dei meccanismi per la promozione delle pari opportunità. La componente pugliese è pronta a mettere GRATUITAMENTE a disposizione delle altre associazioni, che hanno sede fuori dalla Puglia, il proprio ricorso.

Chi voglia aderire 2votimegliodi1@gmail.com
​Le firmatarie:
@Marida Dentamaro (docente di Diritto pubblico Uniba, avvocata, presidente del Conservatorio di Bari, già senatrice della Repubblica);
@Melina Decaro (docente di Diritto pubblico comparato Luiss, già vice segretaria generale e direttrice dell’ufficio della Segreteria generale della Presidenza della Repubblica);
@Veralisa Massari (avvocata, già presidente dell’associazione Stati generali delle donne – Puglia);
@Lorena Saracino (giornalista, presidente del Corecom Puglia, fra le fondatrici della Casa delle donne del Mediterraneo e dell’associazione Stati generali delle donne);
@Magda Terrevoli (presidente Cug Regione Puglia, responsabile e referente Comitato 50/50 Puglia, fra le fondatrici della Casa delle donne del Mediterraneo);

@Francesca R. Recchia Luciani (ordinaria di Storia delle filosofie contemporanee Uniba, responsabile della linea d’azione relativa alle questioni di genere Uniba, direttrice del Festival delle donne e dei saperi di genere);
@Marida Leuzzi (funzionaria di banca – Convochiamociperbari );
@Paola Martino (capo ufficio delegazione Disabili, Ripartizione didattica e Servizi agli studenti e componente Cug Unisalento);
@Elisa Forte (giornalista, project manager Talenti Fuor d’acqua Torino);
@Barbara Neglia (segretaria generale Filcams- Cgil Puglia);
@Claudia Nigro (segretaria generale Filcams-Cgil Brindisi);
@Paola Fresi (segretaria generale Filcams-Cgil Taranto);
@Rosy Paparella (Formatrice, counselor, consulente centri antiviolenza, già Garante dei diritti dei mino
ri Puglia);
@Gabriella Genisi (scrittrice);
@Luisa Giorgio (pensionata Uniba – Puglia);
@Rossana Ruscelli (impiegata – coordinatrice di Convochiamociperbari);
@Monica Mc Britton (docente Unisalento e presidente Cug Unisalento);
@Alba Russo (assistente sociale, componente dell’associazione Donne in Corriera);
@Teresa Masciopinto (funzionaria Banca Etica);
@Marilu’ Mastrogiovanni (direttora Forum of mediterranean women journalist, docente di Giornalismo Uniba);
@Rosanna Nicastri (architetta, fra le fondatrici dell’associazione Stati generali delle donne);
@Laura Cima (referente Iniziativa femminista, scrittrice, già consigliera di parità Piemonte)
@Associazione “Un desiderio in comune” (Bari);
@Casa delle donne – Lecce;
@Associazione Alveare – Lecce;
@Associazione Donne giuriste Italia – Catanzaro;
@Alessia Bausone (giurista, esperta in pari opportunità – Calabria)
@Gianna Pentenero (educatrice ed assessore uscente della Regione Piemonte)

@Amelia Andreasi (componente cda Istituto Gramsci – Piemonte)
@Carla Tedesco (docente universitaria a Venezia, gia assessora all’Urbanisica del Comune di Bari);
@Caterina Romeo, bancaria, Torino;
@Stefania Doglioli, co-founder Rete Safe;
@Centro studi e documentazione pensiero femminile, Torino

un’intervista del Murattiano a Carmela Lovero, fotografa.

Le interviste del Murattiano.
@Carmela Lovero, fotografa.

1) nata dove, quando, come;
sono nata a Bari dove ho vissuto anch’io il mitico 68, ma quasi tutto nella pancia di mia madre. Niente cicogne o piante di cavoli, pare che dalla finestra della clinica si vedesse invece una bella magnolia.

2)la tua prima macchina fotografica;
un’Agfa pocket che usavo anche x giocare ai marziani: diventava un robot stroboscopico quando montavo la colonnina con i flash. Ma le prime foto che ricordo le ho scattate con una Minolta che montava un 24 mm, un grandangolo che adoravo perchè mi costringeva al coraggio: con un’ottica così bisognava star dentro l’azione per poterla riprendere. I miei primi reportage hanno tutti quel sapore.

3) la sensazione che provi quando scatti, in quell’attimo;
la stessa di quando mando una palla in buca a biliardo.. apnea, sospensione, adrenalina, gioia.
.
4) ti bastano i like su fb?;
i consensi son sempre gratificanti..

5) la mostra dei tuoi sogni ;
la progetterò insieme al curatore o alla curatrice dei miei sogni quando finiremo di mettere ordine nell’archivio sparpagliato delle mie visioni
.
6) cosa vedi che noi non vediamo?;
La visione si può allenare, come il fisico. Fotografare per me è anche pre-vedere e provare empatia profonda con il creato e le sue manifestazioni. Vedo quel che sento.

7) ti piacciono i selfie?
si, spesso sono il miglior modo per tirar fuori l’immagine che ho in mente e, da nativa analogica, in questo caso li chiamo autoscatti. Mi piace progettarli aspettare sbagliare e ripeterli finchè il mio sguardo interiore si sente soddisfatto.

Chiude H&M a Bari?

La città è, per sua natura luogo di scambi, di condivisione, di crescita collettiva . E’ per questo che “la vita in una città fantasma” come recita l’ultimo brano degli Stones è di per sé un ossimoro.
Senza vita non c’è città e i negozi, le luci dei negozi, ne sono una componente fondamentale. Le luci dei negozi danno vita e danno sicurezza. Sotto questo aspetto le grida e i sussurri di fondo che ci giungono, allarmano: saranno decine le attività commerciali che , alla ripresa, chiuderanno o verseranno in grandissima difficoltà . Se a Bari colossi dell’abbigliamento come H&M minacciano la chiusura è facile desumere che attività commerciali ben più modeste in tutti i quartieri della città sono pronte a tirare i remi in barca.
E questo in una città come Bari significa molto; non si tratta solo del destino economico di famiglie di titolari di negozi, si tratta del lavoro di alcune decine di migliaia di dipendenti, in molti casi ragazze e ragazzi. Una catastrofe economica e sociale che non può e non deve riguardare solo gli addetti del settore.
Urgono decisioni tempestive da parte delle Istituzioni: verifica delle imposte e dei tributi in corso di pagamento e relative esenzioni, contributi a fondo perduto, crediti fiduciari; ma non solo, va avanzata ai proprietari dei locali una richiesta di moratoria per gli affitti di questi ultimi due mesi e una ricontrattazione degli importi degli affitti.
E’ in gioco la rinascita della città, quello sforzo realizzato negli ultimi anni per riqualificare e rendere più vivibili le nostre strade, i nostri luoghi di incontro.
Non possiamo permettercelo. Spetta all’amministrazione comunale uno sforzo straordinario di mobilitazione dal quale nessuno deve sentirsi escluso.

Associazione Murattiano