Terminati i lavori di riqualificazione di via Sparano.

“Quando ai titolari di immobili lungo la via Sparano sono giunte le prime offerte di fondi nazionali ed internazionali di investimento , abbiamo capito che la sfida era stata vinta. Da essere al centro di un chiacchiericcio sulle palme, l’asse centrale della città ritornava ad essere polo di attrazione commerciale e turistica.
Dopo 12 anni dal concorso di idee indetto dalla amministrazione comunale siamo alle battute finali del progetto del gruppo Salimei/De Marco e c’è voluta tutta la determinazione degli uffici comunali e la professionalità dell’impresa assegnataria dei lavori perché non vi fossero intoppi e ritardi.
Una vicenda per certi versi inconsueta in una città poco abituata a lavori pubblici eseguiti nei tempi indicati della gara (basterebbe ricordare l’annosa e controversa vicenda del parcheggio sotterraneo di piazza Cesare Battisti).
Adesso tocca alla riqualificazione delle parti laterali del giardino di piazza Umberto, non esclusa la possibilità di pedonalizzare un ulteriore tratto di via Argiro come richiesto a gran voce dal comitato che ne segue da anni le vicende.
Quindi toccherà al cavallo di Ceroli, oggi parcheggiato in corso Vittorio Emanuele, riconquistare la sua postazione in piazza San Ferdinando e ai telamoni “della Gazzetta” accogliere i turisti sin dal loro arrivo in stazione centrale.
Rimane un rammarico: avevamo chiesto sin dall’inizio che quello di via Sparano fosse un cantiere partecipato, mettendo in condizione la cittadinanza di seguirne il percorso condividendo problematiche e difficoltà. Così non è stato (ancora oggi ci tocca andare in altre città per vivere l’esperienza dei cantieri-evento…..) e hanno provveduto alla bisogna i media locali, i gruppi di sostegno in fb, i pensionati che non hanno mollato il cantiere un solo minuto.
All’impresa De Marco che ha eseguito i lavori, il merito di averlo fatto con dovizia e cura e per chi segue le vicende di questa città non è poca cosa. Ultimo, ma non per ultimo, è doveroso chiedere scusa al gruppo di progettisti capitanato dalla architetta Guendalina Salimei per le offese e gli sproloqui che soprattutto in rete hanno accompagnato tutte le fasi della vicenda.
C’è da augurarsi che l’esito positivo di questo lavoro pubblico, sia da viatico per ulteriori investimenti per una città che ha fame di lavoro, ma anche di bellezza.”

Associazione Murattiano

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ancora un incontro del Murattiano.

mincuzzi

ne discutono
Patrizia Calefato | sociologa; Benny Campobasso | Confesercenti; Manuela Vitulli | blogger, Adriana Pagliara | Digital marketing manager.
modera
Ninni Perchiazzi | La Gazzetta del Mezzogiorno.

L’infanzia e l’adolescenza di tanti baresi sono ricche di ricordi legati ai tanti negozi che hanno caratterizzato la nostra città.
Negozi creati a misura d’uomo, o meglio, di bambino.
Giochi e passatempi, vetrine e decori, qualità ed eleganza rendevano quegli acquisti con i genitori indimenticabili.
Con gli anni, poi, tanti punti di ritrovo di centinaia di ragazze e ragazzi coincidevano con le vetrine più belle della città.

Ancora oggi Bari, pur atteggiandosi a città turistica è, in realtà, una città prevalentemente commerciale.
La crisi ha lasciato un segno evidente ma forse il cambiamento più radicale lo stanno determinando i nuovi sistemi di marketing e vendita imposti dalle grandi catene di distribuzione.
Quello che non è ancora chiaro è se questo cambiamento sia un segnale di ulteriore crisi e declino oppure se possa considerarsi una nuova ed interessante fase di crescita. Se così fosse dobbiamo chiederci se siamo pronti a cogliere e gestire queste nuove opportunità.

 

UN BUSTO PER PERTINI

Movimento Diritti Civili di Puglia
in collaborazione con la Fondazione Di Vagno, Associazione Murattiano, Socialisti d’Europa
“Un busto per Pertini”
2 ottobre 2018

PROGRAMMA
T U R I, Casa penale

Ore 10:00 (interno) :
SALUTI
– Mariateresa Susca – Direttrice Casa Penale di Turi
– Commissario Prefettizio della Città di Turi
– Michele Emiliano – Presidente Regione Puglia
– Vincenzo Bonavita – Presidente Movimento Diritti Civili di Puglia
– Simonetta Lorusso Lenoci – Presidente Comitato “Un busto per Pertini”

SCOPRIMENTO del busto dell’artista Antonella Dibello, con le note del M° trombettista Nello Salza dell’orchestra E. Morricone
RICORDO di S. Pertini nel carcere di Turi, a cura di G. Mastroleo (presidente Fondazione Di Vagno)
A seguire (esterno):
Collocazione di una LAPIDE sulla facciata della Casa penale nel 40° anniversario della elezione di Pertini Presidente della Repubblica
INTERVENTO conclusivo di Antonio Leuzzi ,presidente IPSAIC

Ore 12:00
Carbonara – Ceglie-S.Rita
Cerimonia di intitolazione di una piazzetta a S. Pertini , con l’intervento del presidente del Municipio 4 (Antonio .Acquaviva)

B A R I, Palazzo Città Metropolitana ( ex Provincia)

Ore 17:00
Saluti:
– Antonio Decaro – Sindaco della Città Metropolitana
– Mario Loizzo – Presidente Consiglio Regione Puglia
– Vincenzo Bonavita – Presidente Movimento Diritti Civili di Puglia
– Simonetta Lorusso Lenoci – Presidente Comitato “Un busto per Pertini”

Ore 17:30
Lectio Magistralis del prof. Maurizio degl’Innocenti-presidente Istituto Studi Storici
“F.Turati” e Associazione “S. Pertini” di Firenze : SANDRO PERTINI, PATRIMONIO DELL’ITALIA LIBERA E DEMOCRATICA E DEL SOCIALISMO ITALIANO

Ore 18:45
PROIEZIONE del Film edito a cura dell’Associazione S.Pertini di Firenze “MI MANCHERAI, Ricordo di S:Pertini-regia di Vittorio Giacci

Modera : Antonella Daloiso

Mostra meno

La Bari in serie D.

Fenomeni paranormali: si punta a 10mila abbonamenti in uno stadio di 65mila posti disegnato da Renzo Piano per una squadra di calcio che gioca in serie D. Siamo a Bari.

Costa sud-est di Bari: una travagliata storia amministrativa.

La storia amministrativa della costa sud-est.

  • 1989/90- sindaco Dalfino– con delibere del cc si dà incarico ad un gruppo di progettisti per studi ed indagini preliminari al piano particolareggiato della costa;
  • 1990- regione Puglia (presidente Bellomo)– legge n.20 (divieto di edificazione entro 300 mt dalla linea di mare);
  • 1992- sindaco Mazzuccai progettisti richiedono all’amministrazione comunale la documentazione dei vincoli esistenti e le lottizzazioni già all’esame degli uffici. Richiesta mai evasa;
  • 5/1992- sindaco Mazzucca– si adottano e si approvano le lottizzazioni di Punta Perotti; •
  • 1/1995- sindaco Memola– rilascio concessione edilizia Punta Perotti;
  • 1997– sequestro palazzi Punta Perotti;
  • 1997- sindaco di Cagno Abbrescia– in bilancio 3 miliardi di lire per un concorso internazionale di idee per il tratto dal teatro Margherita a san Giorgio. mai pubblicato; •
  • 1998- sindaco di Cagno Abbrescia– nasce la spiaggia di Pane e Pomodoro; •
  • 3/1998– nota della soprintendenza ai beni ambientali che richiede alla regione (presidente Di Staso) l’adozione di un. provvedimento di tutela della fascia costiera a sud-est di Bari. Richiesta senza esito;
  • 10/1999– decreto di vincolo della costa da parte del ministero; •
  • 2001- sindaco di Cagno Abbrescia- denunciata presenza di amianto a Torre Quetta;
  • 2001/2004- sindaco di Cagno Abbrescia– asportati da Torre Quetta 11 tonnellate di manufatti di amianto in presenza di balneazione;
  • 2004- sindaco Emiliano– apposizione sigilli a Torre Quetta;
  • 2006- sindaco Emiliano- abbattimento palazzi Punta Perotti;
  • 2007/2008- sindaco Emiliano- bonifica di 1000 tonnellate di amianto da Torre Quetta con divieto di balneazione;
  • 2009- sindaco Emiliano– riapertura alla balneazione a Torre Quetta;
  • 10/2011- presidente regione Vendola– approvato il piano regionale delle coste;
  • 2014- sindaco Decaro– i costruttori di Punta Perotti presentano un nuovo progetto che comprende anche l’area di Torre Carnosa dove insiste un progetto di lottizzazione presentato nel 1990 ;
  • 2017/2018- presidente regione Emiliano– pubblicati bandi per progettazioni a tutela del paesaggio costiero;
  • 2018- presidente regione Emiliano– proposte modifiche statutarie a tutela della bellezza del territorio pugliese;
  • 8/2017- sindaco Decaro– documento di indirizzo per il piano comunale delle coste;
  • 12/2017- sindaco Decaro– approvato piano di riqualificazione capannone industriale ex-GS per unità a residenza, bar e ristorante;
  • 2/2018- sindaco Decaro– presentato il piano comunale delle coste.

 

“via Dante”- un racconto breve di Antonio Longo.

Via Dante è -credo- la strada più lunga di Bari. Non è a scorrimento veloce ma una delle tante “parallele” che, dalla periferia Ovest, attraversando Libertà e Murattiano, termina, col suo prolungamento via Imbriani, a mare. Chi la scelga per entrare in città, proveniendo da Modugno, dal San Paolo o dalla Zona Industriale, sa di doversi esercitare con la virtù della pazienza.

Garzoni dei fruttivendoli che escono, per il domicilio, in bici o in motorino e ti mandano affanculo se non li fai passare prima; quelli in doppia fila che si incazzano con quelli in tripla fila; massaie piene di buste provenienti dal mercato della Manifattura che non amano camminare sul marciapiede; avvocati pensierosi che escono dal Tribunale zigzagando al centro della strada alla ricerca dell’auto parcheggiata chissà dove; nullafacenti a bighellonare agli angoli dei bar; qualche residuo “basso” ancora abitato con anziani seduti sull’uscio a guardare i passanti: una umanità varia a cui, più o meno, sono abituato. Pertanto non mi fa alcun effetto la Smart metallizzata con musica “house” a tutto volume che esce di colpo dal parcheggio, dribla, con serpentina degna del Ciccio Brienza dei bei tempi, la moto parcheggiata a tromba e mi taglia la strada per mettersi in carreggiata: andavo piano, nessun problema.
Ad alcuni incroci di via Dante ci sono semafori: c’è uno strano genere di guidatori che -non ne ho mai capito la ragione- rallentano col verde e di colpo, al comparire del giallo e poi del rosso, si producono in un formidabile sprint, recuperano velocità, passano l’incrocio ai primi attimi del rosso (a volte con rumorosi “chitemmurt” di quello dal lato) e precludono, a te che stai dietro, la possibilità di passare a tua volta. Nessun problema: meglio che la Smart si sia allontanata: la prudenza non basta mai.  Solo che me la ritrovo all’isolato dopo, ferma al centro della strada. La guidatrice, dal finestrino, discetta con alcuni tipi all’angolo di un bar: non riesco a cogliere il dialogo ma la lunghezza, il gesticolio e il pathos della discussione fanno immaginare un simposio internazionale di alti studi filosofici. Non ho fretta, non suono e non lampeggio ma quelli dietro di me non la pensano uguale e un rumoroso concerto di clacson comincia a diffondersi all’altezza di via Libertà. Una voce -direi di “controprotesta”- si leva tuttavia dalla Smart davanti e recita piu o meno: “Ohh, vaffammocc all’ muert d mamm’t, avast a fa la josa col clacson!”. La tentazione di svoltare a sinistra e prendere altra strada c’è; ma la tipa riparte. Sgommando. Giusto in tempo per fruire dell’ultimo attimo di verde del successivo semaforo e impedire a me -come da manuale- di passare. Siamo in zona Tribunale, saluto un paio di avvocati che attraversano distratti e riparto col verde successivo. Non vedo più la Smart all’orizzonte. Pericolo scampato, penso: mang’ po cazz! Si ripete la scena iniziale; si incunea senza preavviso tra me e la macchina davanti. Anche stavolta evito l’impatto per pochi cm. La tipa sembra lanciare un segnale con la mano come a dire “scusa” e riparte, sempre sgommando. L’incrocio successivo non ha il semaforo ma lei rallenta lo stesso. E si ferma di nuovo a metà carreggiata. Colpo di scena: scende. E’ una ragazza bruna, sui 30 anni, a prima vista anche piacevole di aspetto. Mi fa segno di aspettare. E stam’c! Prende sottobraccio 2 tipi che stazionavano nei pressi dell’elettrauto, ci scherza un po’, li saluta, baci e abbracci. E si congeda. Non prima di aver concluso: “Ohh, e dingill a chedda zocc’l che l’ava’ f’rnesc di chiama’ a Vinginz”. Mo’, non so dire il grado di parentela tra la “zocc’l” evocata, Vincenzo, la guidatrice e gli astanti: fatto sta che l’invito perentorio viene accolto con un “Non t’ si preoccupann, Jessica. Vai tranquilla.” La risposta tranquillizza Jessica (non so se con la J o con la G) che, con ampio sorriso di soddisfazione, sta per rientrare in macchina quando viene malauguratamente distratta da una macchina un paio di posizioni dietro di me e dal cui abitacolo si leva una protesta lunga e pittoresca. Le parole “fasce”, “fess d’ mamm’t” e “b’cchin”, non lasciano dubbi di sorta. Come non lascia dubbio alcuno lo sguardo di Jessica -passato da soddisfatto ad inferocito- che, pantaloni dentro gli stivali, giubbotto nero, borsa di marca, occhiali da sole e posa da giustiziera, si incammina, a piedi, verso la macchina dietro che protestava. “Ci je’ a te, non si’ dormut stanotte? E chedda p’ttan di mgghier’t, je sciut coll’amico suo e ta’ lassat com a nu tr’mon? A da disc grazie che esisti tu, co’ chedda faccia da chitemmurt ca’ tiin, strunz! U clacson, mittatill ‘ngul ca m’ fasc v’nì u mal d’ cap, josce. E mai ca stè cud chitemmurt du Sinn’c quann stonn chiss che rovinano la quiete!” Sembra, infine, placarsi e rientrare verso la sua auto ma ha un ripensamento. Si sfila uno stivale e col tacco batte con violenza il cofano. Si apre lo sportello, esce il tipo, mingherlino, non giovane. Si mette male, deduco dallo specchietto. La rissa è fortunatamente evitata dall’arrivo di una moltitudine di “pacieri” che riescono, con una certa maestria, a separare i litiganti. Visto che non potevo procedere, scendo pure io per osservare il vicino banco di un interessante fruttivendolo che reclamizzava a 50 centesimi al Kg. promettenti “tarocchi dell’Etna”. Ho un euro in tasca: vada per 2 kg.. E torno in auto -profumata dalle arance- in attesa degli sviluppi. Ora, è noto che di questi tempi un po’ così, le caratteristiche di persone come Jessica appaiono requisiti fondamentali per essere, ad es., elette Vice Presidenti del Senato. Come pure è noto che il nuovo pensiero politico dominante sostiene che bisogna avere grande rispetto per questo genere di comportamenti vivaci; altrimenti ti appioppano, così, a buon a buon, un “Sei un radical chic!”. E in linea con questo nuovo pensiero dominante, non appena mi ripassa davanti, la fermo: “Men, Jessica, lo stivale! Rimettitelo ca’ non jè bell a cammina’ scalza, meh…”. Non commenta; ma si infila lo stivale, rientra in auto, riparte con sgommata e tira dritta. Per fortuna, all’angolo successivo, vedo che si può svoltare a sinistra…
 

Benny Campobasso sul lungomare a sud di Bari.

In occasione dell’incontro di venerdì 6 aprile sul Lungomare a Sud della città riceviamo da Benny Campobasso:
“Lo chiamano Parco Perotti ma il vero nome è Parco della legalità. Sembra paradossale ma segna il limite con l’illegalità perdurante del lungomare sud, la Scampia barese, il terreno che fotografa il fallimento delle amministrazioni locali, il limite al potere dei potentissimi palazzinari baresi, un condensato della distanza abissale tra le promesse elettorali ed una realtà fatta di abusivismo, spaccio, mercimonio di giovanissime ragazze e intimidazioni verso chi cerca di avviare attività non gradite, evidentemente, ai “signori” della zona.
L’area metropolitana di Bari può e deve diventare il terzo polo del turismo pugliese dopo il Salento e il Gargano. Per farlo deve cancellare la vergogna di quel lungomare che è l’ostacolo maggiore tra la Bari di oggi e quella caratterizzata da un turismo non più solo in transito verso altre mete più accoglienti.
La regia di Piva ne “Lacapagira” ci ha mostrato cosa avviene tra quella strada che tante volte percorriamo e la ferrovia che scorre parallela alla costa. Soprattutto ci ha ricordato quanto i baresi riescano a convivere a contatto col degrado e l’illegalità come se niente fosse, semplicemente voltandosi dall’altra parte. Lo abbiamo fatto per duecento anni con Bari vecchia, periferia nel centro della città fino al recupero del piano Urban, lo facciamo quando andiamo verso sud in cerca di refrigerio l’estate, lo facciamo purtroppo in tante altre occasioni. Qualcosa, per fortuna, cambia.
Mi piace immaginare il recupero di quel tratto di costa come il simbolo di un nuovo rapporto tra Bari e il mare. Un posto dove ci si possa sedere a guardare il mare sapendo che alle proprie spalle c’è una città della residenza e del commercio, della legalità e delle regole”.

Benny Campobasso
Presidente Regionale Confesercenti Puglia

 
 

Continua il dibattito su Bari vecchia. Riceviamo da Rosanna Nicastri, ordine degli architetti di Bari.

Leggo con piacere quanto Mirella Giannini scrive in qualità di residente e “abitante” il Murattiano e sociologa.Di fatto il giorno 26 marzo , giorno del dibattito al museo Civico sui “vent’anni dopo il piano urban” sono arrivata, per doveri istituzionali in altre sedi, in ritardo all’incontro al quale Mirella e Franco Neglia mi avevano gentilmente invitata . Credo, di essere stata invitata come Architetto libero professionista, componente del Direttivo della Associazione AIDIA (Donne ingegneri e architetti) , consigliere del direttivo di Stati Generali delle donne, membro della Casa delle Donne, insomma per le personali battaglie associative nelle quali confido per contribuire ai cambiamenti. Nonostante il ritardo mi sono piacevolmente intrattenuta con persone che abitavano la “barivecchia” e con Mirella. Sono rimasta per la condivisione di una cena “slow” e per ascoltare .Il desiderio dell’ascolto nasce dall’idea che, il bisogno e desiderio di qualità di oggi rispetto alla logica quantitativa del passato in urbanistica non debba riguardare solo la bellezza dei luoghi ma anche la capacità di gestirli e farli funzionare, ritengo che a problemi differenti non si possono più offrire soluzioni uguali e i comuni e i soggetti attuatori della pianificazione hanno la responsabilità di scelte che ormai, dovranno necessariamente scaturire da una profonda conoscenza del territorio e delle esigenze della popolazione, cogliendo le differenze ambientali e sociali fino a scendere nelle differenze tra nuclei familiari e fasce d’età utilizzando altri parametri.Tali parametri dovranno necessariamente adeguarsi ai luoghi e ai tempi e necessariamente mutare con il mutare delle abitudini di vita e del territorio che si trasforma.”Il corpo dell’abitante” rimane ancora invisibile in una logica di interventi, vigenti, legata a “presunti fabbisogni” quantificati in m.cubi o quadri (gli standard) che condizionano tutte le progettazioni e pianificazioni, che utilizzano   metodi di conoscenza e bisogni basati sulla autoreferenzialità e esternalità rispetto ai veri portatori di bisogni, il corpo dell’abitante ,dico, ne rimane totalmente escluso . Il sistema di produzione delle “risposte” che contiene in sé i criteri per formulare le soluzioni fa sì che, le rappresentazioni degli utenti siano prodotte ancora senza rapporto con gli stessi in quanto contenute nel sistema di produzione delle soluzioni comprese nelle discipline delle normative esistenti e codificate. L’utente pur chiamato a partecipare rimane così ancora costretto in una caratterizzazione passiva, che sente sulla pelle e viene fuori dai dibattiti in corso, glissati dai soggetti politici e incastrati in qualcosa che non riescono a modificare per le prassi legislative. Il senso di appartenenza ad una “comunità” del barivecchiano tuttavia è straordinaria in un mondo che vuole invece dissolvere i confini e creare territori. Questo sentire è un patrimonio e aiuta la riflessione che va fatta sulla necessità del ribaltamento del concetto della figura del cittadino come fruitore –consumatore a quello di co-protagonista del disegno urbano, magari partendo dall’idea della “percezione” che poi si esprime in un giudizio su un luogo o su un servizio .La considerazione degli interventi di mediazione come strumenti di monitoraggio e regolazione dei conflitti sociali indispensabili per individuare e gestire le problematiche, la necessità di attenzione agli aspetti corporei, insediativi, fisico morfologici degli ambienti, alle pratiche del vivere quotidiano in un luogo specifico, alla idea che la qualità della vita e urbana si misura alla scala della vita, la osservazione che, la soggettività di un architetto si costruisce nel misurarsi con le altre soggettività mediando la propria esperienza e le richieste che vengono poste, sono fattori fondamentali per nuovi approcci istituzionali e professionali. Metto a questo punto in evidenza un esperimento che AIDIA e Stati Generali delle donne porta avanti da due anni e mette insieme donne tecnico (ingegneri e architetti) e donne degli Stati Generali e delle tante associazioni della Casa delle donne in un percorso finalizzato ad un progetto di riqualificazione di un’area a partire proprio dalla “percezione” ma delle donne , utilizzando le donne come strategia, come chiave di lettura per far emergere le complessità delle figure e dei soggetti sociali che abitano con i loro bisogni, desideri e punti di vista una cittadinanza dell’uguaglianza nelle differenze.   Non siamo pioniere in questo, Vienna e la Germania hanno già adottato tecniche di questo tipo in uffici preposti e riconosciuti che hanno prodotto quartieri esemplari per la qualità di vita ma lì c’è una storia, il Fraueburgo o il progetto Heimhof , non siamo lontane dal metodo, poco conosciuto, lo stiamo sperimentando, lo siamo ancora da una visione di una cultura delle differenze che si nutre invece di classificazioni unificanti e da sempre incoraggia, trascura ,ignora le diversità e per la quale noi donne, purtroppo, ne paghiamo le conseguenze.

 
 
 
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