Governati e governanti.

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E’ da tempo che , da più parti, si richiede al sindaco Decaro quale sia la sua idea di città, a quale ‘visione’ stia lavorando. L’interessato ribatte che molto sta cambiando con decine di cantieri aperti che in breve tempo muteranno l’immagine complessiva della città, periferie comprese. Ma è un dialogo tra sordi in un ping pong infinito che rischia di avvitarsi su sé stesso e soprattutto di non essere compreso dai ‘fruitori finali’, i cittadini di Bari.

A me pare invece che qualcosa di più profondo stia cambiando sotto la pelle della città, un cambio di mentalità che somiglia molto alla lenta ma irreversibile adesione ai park and ride, cioè all’idea che sembrava irrealizzabile di abbandonare l’auto ai margini del centro ed utilizzare i bus navetta per brevi spostamenti. E’ l’idea e la suggestione che Bari può vincere la sfida della bellezza, insomma l’impressione che stia crescendo una adesione consapevole allo sforzo di riqualificare gli spazi urbani. Lo testimoniano la nascita di tanti comitati di zona, le domande poste sui social, l’adesione entusiastica di migliaia di bambini soprattutto nelle zone periferiche della città alla raccolta differenziata o la presenza assidua di tanti anziani sui cantieri cittadini.

E’ in atto un processo di partecipazione dal basso che premia il rapporto spesso difficile tra governati e governanti.
E’ così che la nuova scalinata della chiesa di San Ferdinando nel cuore di via Sparano viene apprezzata anche dagli abitanti di san Pio e del Libertà, ma per rivendicare analoghe attenzioni al proprio quartiere. Perché vivere piazzetta Eleonora a san Pio o passeggiare su piazza Redentore al Libertà dovrebbe essere meno gratificante di una ‘vasca’ in via Argiro? E se vale per il centro cittadino avere più spazi pedonali, perché non dovrebbe valere anche per Carrassi?

Certo i problemi relativi alla sicurezza, alla pulizia e al decoro della città sono ancora lì, ma si è innescato un processo che può regalarci esiti insperati. Ad una condizione, che lo sforzo sia collettivo e soprattutto da parte di chi ha più da offrire: l’Università, le grandi firme del commercio, il mondo delle professioni. E’ da questi mondi che ci si attende meno giudizi e più contributi, meno sentenze e più partecipazione. Se a san Marcello sta nascendo un nuovo quartiere lo si deve alle battaglie degli abitanti delle vecchie case popolari, se a sant’Anna arriverà qualche luce in più è perché da anni i residenti chiedono con forza più attenzione per il loro quartiere….e allora è forse il caso di mettere da parte i ricordi sulle imprese della borghesia cittadina del ventesimo e del diciannovesimo secolo e chiedersi cosa è possibile aspettarsi da quella stessa borghesia anche nel secolo presente.

Franco Neglia
Presidente Associazione Murattiano

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Orecchiette, Peroni e ‘Black Friday’.

Adesso che la città va cambiando sotto i nostri occhi (si contano a decine i cantieri aperti) è scattata la frenesia di adeguarsi ai cambiamenti in corso anche con goffi tentativi di imitazione di esperienze a noi estranee: l’ultimo è il cosiddetto ‘black friday’, quell’usanza che viene dagli Stati Uniti di prolungare l’orario dei negozi nella serata del venerdì per stimolare acquisti e vivacizzare la città. Forse perché sono meno affezionato ad Halloween e di più alla Befana, ma non apprezzo questi tentativi maldestri di scopiazzare i costumi altrui invece di valorizzare i nostri.
Oggi basta un click per acquistare l’ultimo capo fashion o un elettrodomestico e non sarà un ‘black friday’ a combattere ad armi pari con un comodo click da casa. Noi baresi abbiamo dalla nostra il piacere di uscire, di guardare negli occhi il mare, il gusto della battuta sferzante che un click non ci potrà mai regalare; ripartiamo dunque da come siamo sempre stati, ma con più coraggio.
Come? Facendo combaciare gli orari di apertura dei negozi con l’arrivo delle comitive turistiche che sbarcano dalle navi, formando alle lingue straniere gli addetti dei negozi, valorizzando nomi e marchi storici della città, favorendo l’apertura di piccole attività artigianali e del buon gusto. E chiedendo a tutta la città di fare ‘lobbying’, insomma di promuoverci al di là delle orecchiette e della Peroni.
L’amministrazione comunale fa bene a distribuire progetti ed interventi sull’intero territorio comunale ad iniziare dalle periferie, ma è certo che se si rimette in marcia la locomotiva del Murattiano ne beneficia l’intera città.
Quanto sta avvenendo nel centro cittadino l’abbiamo vissuto oltre venti anni fa nella città vecchia con il Piano Urban, un piano di riqualificazione sociale ed urbanistica all’epoca sostenuto da fondi europei; gli effetti sono oggetto di discussione , ma il risultato è stato quello di guadagnare spazi di vita e di socialità lì dove c’era solo il predominio del buio, della insicurezza. Oggi la città vecchia non è solo una splendida vetrina per i turisti e per la movida , è un patrimonio sociale e culturale da poter vivere tutti i giorni e a tutte le ore.
Quello che ci appare naturale, passeggiare per i vicoli di Bari vecchia, era impossibile fino a venti anni fa. Eccessi di movida? Forse , ma la natura di quella città si è conservata grazie a chi la vive e oggi grazie anche a chi la frequenta.
Stiamo ripercorrendo le stesse tracce con il borgo murattiano: per decenni la sua fiorente natura commerciale ha trainato la città, oggi con la crisi delle forme tradizionali del commercio è la città che viene in soccorso di un pezzo fondamentale della sua economia. E’ per questo che i lavori di riqualificazione di via Sparano , messe da parte finalmente le stantie polemiche sulle palme, vengono seguiti con crescente attenzione non solo dai cittadini, ma soprattutto dai negozianti. E non deve suonare strano che oggi siano gli stessi commercianti a richiedere la chiusura di tratti di strada: si è compreso che ampie zone di pedonalizzazione adeguatamente attrezzate fanno tutt’uno con la ripresa delle attività economiche. La nuova via Sparano, impreziosita da una piazza Umberto riqualificata e dall’agorà di piazza San Ferdinando, così come avvenuto per piazza Ferrarese o piazza Mercantile, rappresenterà un esempio di luogo per socializzare, per dare un’occhiata alle vetrine, per sentirsi meno soli e più sicuri.

Bari sta cambiando sotto i nostri occhi, sarà più bella ed accogliente, lo sarà ancora di più nei prossimi anni. Non perdiamo questa preziosa occasione.

Franco Neglia
Presidente Associazione Murattiano

Un cantiere-evento per via Sparano.

Oltre due anni fa  avevamo proposto alla amministrazione comunale che i lavori di riqualificazione di via Sparano avvenissero all’interno di un cantiere “partecipato”. Per intenderci un cantiere-evento come quello che sta accompagnando il restauro del teatro Lirico a Milano  e che (ironia della sorte!) è a cura della Fondazione Gianfranco Dioguardi ed è operata sul campo da due professionisti che vivono ed operano a Bari (Francesco Maggiore del Politecnico e Beppe Fragasso dell’impresa Garibaldi). Insomma ce l’avevamo in casa coloro che avrebbero potuto alleviare i disagi che un cantiere innegabilmente comporta.

Come? Con momenti di conoscenza , di divulgazione storica, tecnica ed artistica attraverso attività espositive, musicali e teatrali.

L’amministrazione non ha voluto ascoltarci e allora i baresi si sono organizzati in “man –watching”…così come fanno gli amanti della natura con il volo degli uccelli, i cittadini stanno studiando, analizzando ogni minimo movimento degli operai al lavoro in cantiere. Le panchine, la pavimentazione, l’inclinazione del piano stradale, i pali di illuminazione, nulla è sfuggito all’occhio amorevole dei baresi.

E adesso è il turno del sagrato della chiesa anche perché nessuno si era preoccupato di spiegarci cosa fosse avvenuto tra il progetto preliminare e quello esecutivo. Eppure non è che fosse così difficile da raccontare: il parroco aveva richiesto una rampa per i disabili, ai progettisti era stato richiesto di incassare quella rampa in una scalinata, soprintendenza e beni culturali avevano approvato quella variante.

Non è stato fatto e allora giù invettive e polemiche  che come sempre accade nel grande circo dei social coinvolgono in un unico polpettone soggetti incazzati per tutt’altre ragioni e che per un motivo o per altro ce l’hanno con il sindaco, con i progettisti, con l’azienda al lavoro, con il parroco.

Un vero peccato! Veramente un’occasione persa per una importante opera pubblica e per una città che a fatica ma con determinazione sta cambiando sotto i nostri occhi.

 

Franco Neglia

Presidente Associazione Murattiano

“se non ora, quando?” . Venerdì 7 aprile 2017. Saletta convegni Eataly.

DIALOGO CON

Antonio Decaro, Sindaco di Bari
Benny Campobasso, Presidente Confersercenti Bari
Eugenio Di Sciascio, Rettore Politecnico di Bari
Oscar Iarussi, Giornalista de La Gazzetta del Mezzogiorno

modera:
Franco Neglia, Presidente Associazione Murattiano

Hanno collaborato: Giuseppe Galasso, Sergio Bisciglia, Mario Brambilla, Viviana Neglia, Christiana Maiorano, Anastasia Peragine, Elda Grazioso.

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“Silent Landscapes” di Adriano Nicoletti e Mario Brambilla. Lunedì 3 aprile 2017.

 
Mostra fotografica di Adriano Nicoletti e Mario Brambilla
“SILENT LANDSCAPES – VISIONI A CONFRONTO”

Palazzo Roberto Narducci, Ex Poste Centrali P.zza Cesare Battisti 1, Bari
a cura di Pio Meledandri

Intervengono:
Nicola Martinelli Docente di Urbanistica Politecnico di Bari
Adriano Nicoletti Fotografo
Mario Brambilla Fotografo
Pio Meledandri Presidente Associazione Sviluppo Sostenibile
Franco Neglia Presidente Associazione Murattiano
Valentina Morello Associazione Obiettivi

Nell’occasione sarà presentato il libro fotografico Finibus Terrae di Adriano Nicoletti


C’è qualcosa che accomuna le immagini di Mario Brambilla relative al promontorio del Gargano, porta di ingresso della Puglia, con quelle di Adriano Nicoletti scattate là dove finisce la Terra, punta estrema di questo territorio tanto amato dagli uomini del cinema per le sue luci forti, i bianchi abbacinanti e i colori densi: è il silenzio.
SILENT LANDSCAPES non come negazione del rumore, ma armoniosa manifestazione di suoni vibranti dalle sfumate emozioni.
I luoghi dell’estate sono visitati d’inverno da Adriano Nicoletti, che sperimenta quanto ha detto Luigi Ghirri: “Il paesaggio è il luogo dell’attenzione […], della circolarità della visione che non finisce mai” (1).
Nicoletti, attento all’antropologia del territorio, ci rivela un “luogo” dis-ordinato costituito da tanti tasselli disseminati di un puzzle incompiuto, che non si comporrà mai. “L’uomo contemporaneo e il paesaggio contemporaneo, sono l’uno lo specchio dell’altro, ma non sanno come convivere” (2).
Si tratta del paesaggio che non c’è, o quantomeno non di quello che appartiene al mito letterario: un paesaggio composto da molteplici scenari di cui A. Nicoletti coglie bene le mutate referenzialità, frutto di un inquinamento culturale prima ancora che ambientale, dove il Punteruolo rosso assassino ha abbandonato il suo cadavere (la palma) insieme a costruzioni più o meno abusive assolte dall’indulgenza del turismo cosiddetto vocativo.
Mario Brambilla, poeta novembrino, esplora lo spazio, tralasciandone la misurazione; lo contempla nel suo insieme percependone tutta la maestosa teatralità nell’incedere petrarchesco tra i sentieri ombrosi della foresta garganica.
Sempre alla ricerca di cromatismi quale struttura dell’impianto visuale, partecipa emotivamente alla rappresentazione estetica del paesaggio soprattutto là dove solo l’autunno può restituire quella molteplice gamma di sfumature monocromatiche, dal verde marcio dei riflessi lacustri agli azzurri intensi delle distese marine.
Brambilla, consapevole dei linguaggi della classicità e della tradizione artistica italiana, spinge il suo sguardo verso nuovi codici. La sua ricerca fotografica lo muove, nel suo rapporto con la natura, a ritrovare non tanto la mimesi della sua osservazione, quanto la sintesi di un’empatica armonia costituita dai profumi, dalle cromie, dai fruscii, dai suoni animali della foresta, dal canto della Sirena che leggenda vuole abiti nelle acque davanti al mastodontico monolite calcareo alto venticinque metri conosciuto con il nome di “Pizzomunno”. E dal trabucco proprio nell’ora del tramonto, quando dal mare lento sopraggiunge il riverbero del pianto delle Diomedee. Tante le leggende del Gargano, e Mario le ripercorre, pronto all’ascolto, lo sguardo vigile e l’emozione dei sensi.
Bari, Marzo 2017
commento di Pio Meledandri  

“Un treno per Matera” di Michele Mastrodonato

A cento anni dall’apertura del primo tronco della rete ferroviaria Calabro Lucana, il volume recupera la memoria delle vicende legate alla costruzione della rete sino a Matera, la storia dei luoghi attraversati, le innovazioni tecniche introdotte. E non  ultimo, il rapporto con la città di Bari, grazie all’importante opera ingegneristica del viadotto di Corso Italia.

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e per seguire il cantiere di via Sparano……….

In Facebook abbiamo creato il gruppo “Sì alla nuova via Sparano:innovazione e memoria”. Sarà possibile seguire le fasi del cantiere aperto nel mese di novembre 2016, la cui chiusura è prevista per la primavera del 2018.

“Imagine”. Vallisa- 21 dicembre 2016

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Usi, costumi e società negli anni ’60 e ’70 del Novecento raccontati per immagini e musica con il “Carosello” di Franco Liuzzi, la moda con Patrizia Calefato e la musica del Vintage Project Trio.

Una produzione dell’Associazione Murattiano.

Non conosciamo modo più efficace di raccontare usi e costumi di un’epoca seguendo un percorso di immagini e musica.

Le immagini. Il veicolo rivoluzionario di metà del secolo scorso ( a cominciare da metà degli anni ’50 e poi via via diffusosi nel corso degli anni ’60) è stato sicuramente la televisione: in Italia era l’occasione per riunioni condominiali e familiari. Anche nei palazzi e nei bar di Bari chi acquistò per primo la televisione divenne un sicuro punto di riferimento.In particolare ”Carosello” era lo spazio destinato alla pubblicità dei prodotti della società di consumo dell’epoca: seguire gli spot , affezionarsi ai personaggi e imparare le canzoncine segnava il tempo del cambiamento del Paese, della sua voglia di crescere e svilupparsi.

Con la conferenza-spettacolo curata e raccontata da Franco Liuzzi attraverso slides animate si inquadra un’intera epoca. E come in tutte le storie anche in questa si percepisce  l’affresco di un’Italia pronta a far leva sui suoi migliori riferimenti per dare vita ad un grande fermento industriale e culturale. In “Carosello” appaiono evidenti i fili che collegano la pubblicità al teatro, alla musica, al cinema. In questo laboratorio televisivo confluiscono oltretutto talenti consolidati e giovani promesse ma anche applicazioni innovative assolutamente moderne. Un aspetto interessante è anche la nascita di personaggi storici a cui gli attori rimarranno profondamente legati: Cesare Polacco e l’ispettore Rock per la Brillantina Linetti o Ernesto Calindri per China Martini e poi Cynar.

E la moda. Anche questa una vera rivoluzione! A raccontarla e commentarla la semiologa Patrizia Calefato.

Si diceva della musica: gli anni ’60 riescono a far confluire in un unico percorso società, costumi e musica, è l’affermazione del rock’n’roll con i grandi nomi (i Beatles, i Rolling Stones e Bob Dylan in primo luogo) che incitano e accompagnano alla lettura critica della società dell’epoca. Una voglia di cambiamento e di rivoluzione di usi e costumi che hanno attraversato la famiglia, la scuola, i luoghi di lavoro. Anche a Bari la scoperta da parte dei più giovani di un mondo ‘diverso’ faceva il paio con la lotta dei loro padri per un mondo ‘migliore’.

Con il concerto dei Vintage Project Trio ( Pasquale Boffoli voce harmonica e percussioni, Ninni Pirris chitarra acustica Martin e voce e Graziana Aceto violino e voce) e la loro cavalcata tra i grandi nomi della scena musicale dell’epoca è facile cogliere il vento che le scene musicali inglese e americana imposero al mondo, abbattendo barriere, convenzioni e diversità. E anche a Bari nascevano i primi gruppi rock…………………

 

“Perchè non sono un delinquente”

Martedì 29 novembre. Ore 19.30

Sala Odegitria-Cattedrale di Bari

 

Presentazione del libro di Nicola Schingaro
“Perché non sono un delinquente”
Edizioni della libreria-Casa Editrice Laterza

Nicola Schingaro, ricercatore di sociologia, scandaglia la sua esperienza di vita personale nel quartiere San Paolo di Bari attraverso il metodo di ricerca sociale dell’autoetnografia. Secondo le teorie della devianza, Schingaro – negli anni dell’adolescenza e poi della giovinezza – è un individuo che possiede tutte le caratteristiche che favorirebbero l’insorgere di criminalità e devianza. E’ un giovane con poche possibilità economiche, scarso capitale sociale, spesso etichettato nel centro della città come deviante per una correlazione quasi automatica col suo luogo d’origine. E’ cresciuto in un quartiere che, in risposta alla marginalità e al degrado, ha sviluppato non solo un’economia della droga e del contrabbando ma anche una forte sub-cultura alternativa di gang di strada.
Nonostante tutto, le ipotesi delle teorie della devianza non hanno trovato conferma nel suo destino : non è diventato un delinquente.

In questa autoetnografia l’autore rintraccia i motivi che l’hanno allontanato dal percorso verso la delinquenza , sulla base dei risultati della ricerca, suggerisce cosa potrebbero fare le politiche pubbliche per aiutare i ragazzi dei quartieri periferici.

 

Dialogano con l’autore:

  • don Franco Lanzolla, parroco della Cattedrale
  • Carmela Formicola, giornalista
  • Franco Neglia, presidente Associazione Murattiano
  • Sabino Manzo, maestro dell’Orchestra del Borgo Antico